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Bambini e linguaggio: risponde la Dott.ssa Giulia Zanetti, Logopedista

Con questa intervista abbiamo chiesto alla nostra logopedista, la Dr.ssa Giulia Zanetti, di rispondere alle domande più frequenti che i genitori pongono sullo sviluppo linguistico nei loro bambini. Ecco le risposte ai dubbi più diffusi:

Un bambino di 26 mesi che parla poco necessita di un intervento specifico? Cosa è consigliabile fare per aiutarlo a sviluppare il linguaggio?

A quest’età i bambini con un vocabolario espressivo molto ridotto vengono definiti parlatori tardivi. In questi bambini la comparsa del linguaggio è ritardata rispetto ai coetanei; questo ritardo interessa soltanto il versante espressivo. La cosa migliore da fare è creare per il bambino un contesto comunicativo efficace, in cui il bimbo si senta sostenuto: parlare con un linguaggio semplice, scandire bene le parole, leggere molto al bambino e soprattutto raccontare. Raccontare storie, con l’aiuto di libretti illustrati o anche solo lasciando che il bimbo ascolti, commentare sempre anche le cose più semplici che fate assieme. Evitare invece di far ripetere troppe parole al bimbo. Lasciare che si esprima nel modo in cui risulta più naturale a lui e

Come ci si deve rivolgere ad un bambino di 15 mesi in pieno sviluppo linguistico? Quale tipo di linguaggio è preferibile utilizzare?

Innanzitutto è opportuno parlare al bimbo fin dai primi mesi, per dargli la possibilità di sviluppare un “vocabolario fonologico” consono alla propria lingua. Nel primo anno di vita i bambini sono infatti sensibili a tutti i contrasti fonologici e questo permetterebbe loro di sviluppare qualsiasi lingua. In seguito, grazie all’esposizione selettiva, il bambino “specializza” il proprio linguaggio. Nel dialogo con il bimbo utilizzate un linguaggio semplice, ma non semplificato. Non usate stereotipi per parole difficili ma cercate di sostituirle con sinonimi più semplici. Utilizzate un linguaggio naturale ed esponete il bimbo a molti stimoli, anche attraverso il racconto. Sono infatti gli stimoli che il bimbo percepisce continuamente che andranno poi a formare il suo personale vocabolario.

In che modo si può aiutare un ragazzo dislessico e disortografico a vivere più serenamente il contesto scolastico e l’approccio allo studio?

Solitamente i ragazzi con questo tipo di disturbo si sentono inadeguati all’interno del contesto scolastico: capiscono di essere diversi dai compagni. È importante non sottolineare le difficoltà. Aiutate il ragazzo nelle attività scolastiche e rinforzate ogni successo, anche minimo: deve sentirsi sostenuto dalla famiglia e anche dalle insegnanti. In questi casi è utile l’intervento riabilitativo mirato, che richiede impegno e tempo al ragazzo e anche alla famiglia.
È fondamentale dare importanza alla sfera emotiva del ragazzo, poiché spesso a creare frustrazione, più che le difficoltà specifiche, è il senso di inadeguatezza che deriva dalle prestazioni scolastiche.

Con un bimbo di 4 anni e mezzo che parla molto, non sempre quello che dice è comprensibile perché sostituisce alcuni suoni, cosa è opportuno fare? Si risolve autonomamente o ha bisogno di aiuto?

Quando un bambino sostituisce molti suoni nel parlato si parla di Disturbo Specifico di Linguaggio (DSL). Il DSL si caratterizza per un ritardo/disordine in uno o più ambiti del linguaggio, in assenza di deficit senso-motori e cognitivi. Passati i 4 anni, il linguaggio dovrebbe essere completo e dovrebbero “sparire” le sostituzioni di suoni. In questo caso è opportuno un intervento specialistico. Il logopedista effettuerà una valutazione logopedica per capire lo “stato del linguaggio” del bambino e poi, se necessario, intraprenderà la terapia opportuna.