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Allena la mente per vincere

Psicologia dello sport

La psicologia dello sport, in quanto applicazione della scienza del comportamento, al fine di ottimizzare il livello di performance, mira ad individuare:

  • il funzionamento mentale del destinatario,
  • a potenziare atteggiamenti efficaci e abitudini positive.

La prestazione atletica è condizionata soprattutto da fattori psicologici ed emozionali quindi è necessario allenare le abilità mentali tanto quanto quelle fisiche e tecniche, oltre che acquisire un atteggiamento mentale efficace per poter gareggiare in condizioni ottimali.

 

A chi è rivolta?

La psicologia dello sport non è rivolta esclusivamente ad agonisti di alto livello, ma a chiunque voglia migliorare la propria prestazione atletica.

A cosa serve?

  • valutazione psicodiagnostica e di personalità dell’atleta
  • offre informazioni su fattori psicologici dello sport
  • migliora l’apprendimento dello sport
  • educa e aiuta i giovani a maturare con lo sport
  • progetta una preparazione mentale personalizzata dell’atleta (gestione dei fattori emotivi, miglioramento delle capacità attentive, di concentrazione, lavoro su obiettivi)
  • offre consulenza ad allenatori e genitori dell’atleta
  • mira al benessere psicofisico per ogni fascia d’età
  • svolge attività preventiva per drop-out o sviluppo di disturbi psicologici correlati all’attività sportiva (ansia, depressione, disturbi alimentari, utilizzo di sostanze dopanti)

Di cosa si occupa la dottoressa presso il nostro centro medico?

  • colloqui di consulenza rivolti ad atleti agonisti e non
  • colloqui di consulenza rivolti a genitori dell’atleta e allenatori/staff tecnico di società sportive
  • accompagnamento dell’atleta con attività di mental coaching durante la stagione agonistica
  • applicazione di tecniche di mental training
  • colloqui di formazione/informazione su tematiche psicologiche legate allo sport
  • progettazione di programmi personalizzati per migliorare i livelli di performance
  • supporto psicologico in caso di infortuni e/o riabilitazione

Tre ingredienti (quasi) magici da mettere in cartella

Ovvero come ripartire dopo le feste con il piede giusto e un buon bagaglio per vivere bene la scuola: i consigli della Dr.ssa Laura Binotto

Viste le tante richieste di consulenza per difficoltà scolastiche di vario tipo che arrivano ogni settimana alla Dottoressa Laura, le abbiamo chiesto qualche opinione e alcune dritte fondamentali per iniziare e proseguire bene il percorso scolastico.

Ecco dunque sue tre riflessioni, semplici ma non scontate e molto importanti, da tenere presenti:

  1. UN LIBRO METTE LE ALI ALLA FANTASIA, SE LETTO CON MAMMA E PAPÀ
     
    I libri non servono solo a studiare e imparare, ma dovrebbero essere presentati molto prima ai bambini come “giocattoli speciali” che permettono di divertirsi e di abbandonarsi alla fantasia tra le braccia di chi legge per loro. Il libro diventa così prima di tutto un’esperienza affettiva ed è ormai noto che le emozioni positive sono una spinta molto forte per l’apprendimento. È molto ultile abituare i bambini già da piccoli ad andare in biblioteca, proprio come un appuntamento fisso, in cui, accompagnati da bibliotecarie gentili e molto preparate, impareranno che i libri non si leggono soltanto, ma si sfogliano, si toccano, si guardano, si annusano (che buono il profumo dei libri!) , si scelgono, si rispettano e si restituiscono per altri bambini. In questo modo, sarà facile che tra i 6 e gli 8 anni scatti nel bambino la passione della lettura. A questo punto, non resteranno che i famosi “Diritti del lettore” di Pennac che vi invito a leggere. In un momento di grande evoluzione tecnologica, l’amore per i libri va comunicato prima di tutto con l’esempio: avere libri in casa, farsi vedere leggere, tenere un libro sul comodino, ma anche nella cesta dei giochi (ne esistono di bellissimi!) o persino nella vasca da bagno, leggere la favola della buonanotte… sono piccole abitudini che diventano un bagaglio prezioso. Ad un bambino le storie piacciono sempre, soprattutto se lette da chi gli vuole bene: così il libro diventa lo scrigno delle storie e delle emozioni condivise.
  2.  

  3. FIDARSI DEI PROPRI BAMBINI E DELLE LORO CAPACITÀ, CON GIOIOSA PAZIENZA:
     
    Sostenere i bambini e la loro autostima significa prima di tutto amarli per quello che sono, non per quello che fanno. L’autostima si costruisce poco a poco: soprattutto nei primi anni di vita (anche in seguito, in realtà!), è fondamentale il modo in cui i bambini si rispecchiano attraverso lo sguardo dei genitori. Vanno sempre lodati i tentativi, più che i risultati: quelli arriveranno, a volte più velocemente, altre volte con un po’ di pazienza. I bambini non crescono in modo uniforme e graduale: qualcosa che oggi sembra un traguardo lontano, domani magari potrà essere raggiunto con facilità; se un bambino riesce bene in un ambito, è nomale che in un altro abbia bisogno di un po’ di tempo in più. Ecco, spesso i nostri bambini hanno bisogno di un po’ di tempo in più e di uno sguardo che non ricerca conferme, ma che ama ciò che già c’è. E poi… tutti i figli hanno bisogno che noi genitori crediamo in loro: come possono loro credere in loro stessi, se non lo facciamo noi per primi?
  4.  

  5. COSTRUIRE UN BUON DIALOGO CON LE INSEGNANTI GIÀ ALLA SCUOLA MATERNA
     
    Chi sta con i nostri figli a scuola solitamente ha uno sguardo attento e competente, condivide con loro la quotidianità e può osservarli in un contesto di gruppo e di attività diverso da quello familiare. Gli insegnanti vedono come i bambini evolvono non solo dal punto di vista degli apprendimenti, ma anche della capacità di relazionarsi con i pari e con gli adulti, di affrontare le sfide e gli ostacoli (anche gli insuccessi e le esclusioni), di comunicare e regolare gli stati emotivi. L’alleanza tra gli adulti di riferimento è preziosa, spesso indispensabile, quando sono presenti delle difficoltà. Il bambino così avrà chiaro che gli adulti “sono tutti dalla stessa parte” e procedono su una via comune per aiutarlo. È sempre utile dialogare con le maestre, anche quando “il problema sembra essere solo a scuola” (o viceversa quando ci sono momenti particolarmente duri a casa), presentando il proprio punto di vista, facendo domande e facendosi dare dei consigli. In questo modo nostro figlio potrà percepire la nostra fiducia in altri adulti e nell’ambiente scolastico: ancora una volta, se non ci fidiamo noi genitori, perché lui/lei dovrebbe farlo?
  6.  

Riabilitazione del Pavimento Pelvico

Da troppo tempo ormai il pavimento pelvico è rimasto uno sconosciuto, una parte del nostro corpo nascosta, dimenticata e ignorata.
Pochi sanno che il pavimento pelvico è fonte di vitalità, forza e sicurezza nell’organismo; fa parte del  nostro centro, chiudendo inferiormente il bacino, e sostiene gli organi contenuti nell’addome. È coinvolto nella postura e in ogni movimento o sforzo fisico che viene eseguito quotidianamente, oltre che in altre numerose funzioni essenziali per il benessere corporeo.
I problemi che insorgono quando il pavimento pelvico “cede” possono compromettere lo stile di vita quotidiana e le normali funzioni dell’organismo.

La chiave di risoluzione per le problematiche che coinvolgono il pavimento pelvico prevede una corretta informazione e una adeguata presa in carico della paziente da parte di un professionista preparato e formato nella riabilitazione pelvi-perineale.

La popolazione maggiormente interessata dai disturbi anatomo-funzionali riguardanti il pavimento pelvico comprende le donne dopo la gravidanza e le donne in menopausa, a causa delle modificazioni
fisiologiche e meccaniche che questi periodi comportano.

Quando è consigliata la ginnastica ed la eventuale riabilitazione del pavimento pelvico:

  • durante la gravidanza, se il perineo è già debole e in generale per ottenere una maggior flessibilità al
    momento del parto;
  • dopo il parto per aiutare il recupero delle fasce muscolari, la guarigione da episiotomia o lacerazione del perineo;
  • dopo un cesareo o altri interventi ginecologici;
  • in caso di diagnosi di incontinenza urinaria da sforzo, da urgenza o mista;
  • in caso di prolasso della vescia o dell’utero;
  • in caso si abbia una sessualità dolorosa o insoddisfacente;
  • in caso di vaginismo;
  • prima, durante e dopo la menopausa.

 

Per fissare un appuntamento o per maggiori informazioni, contattaci allo 0445 314741 o scrivici a bios@centromedicobios.com

Nutrizione e dieta: affidati solo agli esperti

Arriva dall’Associazione Nazionale Dietisti (ANDID) una nuova campagna contro l’abusivismo professionale. La campagna ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e spingerla ad una maggiore consapevolezza nei confronti della proliferazione di figure che oggi si occupano, con garanzie o meno, di diete; palestre, centri estetici, personal coach, farmacisti.

Il termine nutrizione infatti è oggi decisamente abusato: si occupano di nutrizione tv, giornali, riviste, tanto da far pensare che la dieta possa essere affare di tutti, una soluzione fai da te o che possa essere impartita da persone senza titolo.

Niente di più falso: come ogni aspetto della salute, anche per la dieta alimentare è necessario affidarsi ad uno Specialista certificato. Tra gli esperti della nutrizione, i dietisti sono gli unici professionisti ad avere nel loro curriculum una specifica formazione tecnica nel gestire la nutrizione e la dietetica nel sano e nel malato. Le altre figure sono i medici dietologi (specialisti in scienza dell’alimentazione) e i biologi che hanno fatto degli studi nel campo della nutrizione (corsi universitari, specializzazioni o master universitari post laurea) e a buon titolo possono essere indicati come “nutrizionisti”.

Per qualsiasi informazione o approfondimento, vi invitiamo a leggere l’articolo de Il Fatto Alimentare che riportiamo qui sotto, ricordando che la Dr.ssa Paola Calgaro è a disposizione nel nostro Centro per eventuali consulenze.

I dietisti, figure da rivalutare nel confuso mondo della nutrizione. La campagna ANDID contro l’abusivismo professionale

Ossigeno-Ozono terapia: un aiuto per la tua bellezza

Dei benefici dell’ossigeno-ozono terapia per la salute e nella medicina del dolore, per il trattamento di diverse patologie, abbiamo già parlato qui.
Quello che però approfondiremo questa volta, sono i risultati che l’ossigeno-ozono terapia possono raggiungere nei trattamenti estetici: nella lotta agli inestetismi, infatti, la terapia si è dimostrata efficace e molto più vantaggiosa di altri tipi di trattamenti della medicina estetica.

L’ossigeno-ozono terapia consiste di iniezioni sottocutanee di una miscela di ossigeno e ozono in piccole percentuali. Oltre alle sue proprietà vascolarizzanti, ossigenanti e rigeneranti, è altamente sicura, essendo impiegata una sostanza naturale, e può vantare rispetto ad altri trattamenti la minima invasività, la velocità dei trattamenti con immediato ritorno alle attività quotidiane, e la visibilità rapida dei risultati.

In campo estetico, si è dimostrata efficace nel trattamento di diversi tipi di inestetismi. In particolare, l’ossigeno-ozono terapia è una valida alleata nella cura della cellulite, degli accumuli adiposi, dell’acne e degli inestetismi cutanei. Ecco come:

  • Acne: l’ossigeno-ozono terapia si dimostra in grado di combattere la componente microbica grazie alle sue proprietà disinfettanti e battericide
  • Cellulite e accumuli adiposi: con l’ossigeno-ozono terapia si scindono gli acidi lunghi grassi rendendoli corti; in questo modo questi si legano facilmente ai liquidi e successivamente vengono espulsi nelle urine; si allontanano inoltre i liquidi interstiziali ristagnanti dovuti alla cellulite e alla cattiva circolazione; infine l’ossigeno-ozono si lega alla membrana dei globuli rossi aumentando l’ossigenazione dei tessuti ed attivando il metabolismo
  • Rughe sottili, invecchiamento cutaneo: l’ossigeno-ozono stimola il microcircolo locale, grazie all’ossigenazione del sangue, e rende la pelle più luminosa e chiara. Migliora l’incarnato donando un effetto antiage

La Dr.ssa Elena Maria Guerreschi è a disposizione per un colloquio gratuito di 15 minuti per illustrarvi le applicazioni e le proprietà dell’ossigeno-ozono terapia per le vostre esigenze. Per fissare un consulto: 0445 314741 – bios@centromedicobios.com

Ossigeno-ozono terapia: nuove possibilità per la medicina del dolore

 

L’ossigeno-ozono terapia è una metodologia medica che consiste nella somministrazione al paziente di una miscela di 97% di ossigeno e 3% di ozono attraverso grande e piccola autoemoinfusione e infiltrazioni sottocutanee/peritendinee, intra-articolari o paravertebrali.

I benefici di questo tipo di terapia sono sicuri e dimostrati e hanno il vantaggio di basarsi su un metodo naturale, non tossico, che dura nel tempo e soprattutto privo di effetti collaterali.

Nello specifico, l’ossigeno-ozono terapia è in grado di rafforzare il sistema immunitario, contrastare le intossicazioni derivanti dall’uso dei farmaci (anche chemioterapia), sfiammare e ridurre quindi il dolore migliorando nel contempo l’ossigenazione cellulare e il microcircolo sanguigno.

Per queste sue proprietà si è dimostrata efficace nel trattamento di inestetismi ma anche di malattie infiammatorie e di diverse condizioni patologiche come artrite, arteriosclerosi, artrite reumatoide, ernia del disco, lombalgia, herpes simplex o zoster e molte altre, con effetti collaterali minimi e arrivando a trattare quello che il farmaco non può. Aiutando anche nella cura dei sintomi della Sindrome da Fatica Cronica (CFS) e della Fibromialgia, grazie alla sua azione antalgica, antinfettiva, immunostimolante e di aumento della resistenza allo sforzo.

Grazie al trattamento, i pazienti sottoposti ad ossigeno-ozono terapia mostrano una significativa riduzione del dolore, una riduzione dei parametri ematochimici infiammatori, un recupero nello svolgimento delle attività della vita quotidiana ed un miglioramento estetico delle lesioni cutanee.

Nel nostro Centro la Dr.ssa Maria Elena Guerreschi è a vostra disposizione per un colloquio gratuito di 15 minuti per la valutazione di un eventuale trattamento: contattateci per informazioni senza impegno telefonicamente allo 0445 314741, via mail a bios@centromedicobios.com o tramite il form di contatto a questa pagina.

Bambini e linguaggio: risponde la Dott.ssa Giulia Zanetti, Logopedista

Con questa intervista abbiamo chiesto alla nostra logopedista, la Dr.ssa Giulia Zanetti, di rispondere alle domande più frequenti che i genitori pongono sullo sviluppo linguistico nei loro bambini. Ecco le risposte ai dubbi più diffusi:

Un bambino di 26 mesi che parla poco necessita di un intervento specifico? Cosa è consigliabile fare per aiutarlo a sviluppare il linguaggio?

A quest’età i bambini con un vocabolario espressivo molto ridotto vengono definiti parlatori tardivi. In questi bambini la comparsa del linguaggio è ritardata rispetto ai coetanei; questo ritardo interessa soltanto il versante espressivo. La cosa migliore da fare è creare per il bambino un contesto comunicativo efficace, in cui il bimbo si senta sostenuto: parlare con un linguaggio semplice, scandire bene le parole, leggere molto al bambino e soprattutto raccontare. Raccontare storie, con l’aiuto di libretti illustrati o anche solo lasciando che il bimbo ascolti, commentare sempre anche le cose più semplici che fate assieme. Evitare invece di far ripetere troppe parole al bimbo. Lasciare che si esprima nel modo in cui risulta più naturale a lui e

Come ci si deve rivolgere ad un bambino di 15 mesi in pieno sviluppo linguistico? Quale tipo di linguaggio è preferibile utilizzare?

Innanzitutto è opportuno parlare al bimbo fin dai primi mesi, per dargli la possibilità di sviluppare un “vocabolario fonologico” consono alla propria lingua. Nel primo anno di vita i bambini sono infatti sensibili a tutti i contrasti fonologici e questo permetterebbe loro di sviluppare qualsiasi lingua. In seguito, grazie all’esposizione selettiva, il bambino “specializza” il proprio linguaggio. Nel dialogo con il bimbo utilizzate un linguaggio semplice, ma non semplificato. Non usate stereotipi per parole difficili ma cercate di sostituirle con sinonimi più semplici. Utilizzate un linguaggio naturale ed esponete il bimbo a molti stimoli, anche attraverso il racconto. Sono infatti gli stimoli che il bimbo percepisce continuamente che andranno poi a formare il suo personale vocabolario.

In che modo si può aiutare un ragazzo dislessico e disortografico a vivere più serenamente il contesto scolastico e l’approccio allo studio?

Solitamente i ragazzi con questo tipo di disturbo si sentono inadeguati all’interno del contesto scolastico: capiscono di essere diversi dai compagni. È importante non sottolineare le difficoltà. Aiutate il ragazzo nelle attività scolastiche e rinforzate ogni successo, anche minimo: deve sentirsi sostenuto dalla famiglia e anche dalle insegnanti. In questi casi è utile l’intervento riabilitativo mirato, che richiede impegno e tempo al ragazzo e anche alla famiglia.
È fondamentale dare importanza alla sfera emotiva del ragazzo, poiché spesso a creare frustrazione, più che le difficoltà specifiche, è il senso di inadeguatezza che deriva dalle prestazioni scolastiche.

Con un bimbo di 4 anni e mezzo che parla molto, non sempre quello che dice è comprensibile perché sostituisce alcuni suoni, cosa è opportuno fare? Si risolve autonomamente o ha bisogno di aiuto?

Quando un bambino sostituisce molti suoni nel parlato si parla di Disturbo Specifico di Linguaggio (DSL). Il DSL si caratterizza per un ritardo/disordine in uno o più ambiti del linguaggio, in assenza di deficit senso-motori e cognitivi. Passati i 4 anni, il linguaggio dovrebbe essere completo e dovrebbero “sparire” le sostituzioni di suoni. In questo caso è opportuno un intervento specialistico. Il logopedista effettuerà una valutazione logopedica per capire lo “stato del linguaggio” del bambino e poi, se necessario, intraprenderà la terapia opportuna.

La Gastroenterologia in Piazza

 

 

Il 23 settembre 2017 dalle ore 9:00 alle ore 19:00,

in Piazza Falcone e Borsellino a Schio,  l’ULSS 7 Pedemontana di Santorso ha organizzato una giornata dedicata alla gastroenterologia.

 

 

 

 

Sarà presente la nostra dietista Calgaro Paola per illustrare diete (reflusso gastroesofageo, celiachia) e le non diete (diverticolosi) assolti bucce, semi, semini.

Ci saremo anche noi del Centro Medico Bios per fornire tutte le informazioni sulle attività del centro.

 

 

 

Questa è una giornata dedicata a tutta la famiglia, poiché sono stati pensati, oltre alla presenza di esperti che illustreranno le principali patologie dell’apparato gastrointestinale, anche simpatici modelli anatomici gonfiabili per i più piccoli…giocando s’impara!

 

 

Siete tutti invitati! Non mancare!

 

 

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