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Riabilitazione del Pavimento Pelvico

Da troppo tempo ormai il pavimento pelvico è rimasto uno sconosciuto, una parte del nostro corpo nascosta, dimenticata e ignorata.
Pochi sanno che il pavimento pelvico è fonte di vitalità, forza e sicurezza nell’organismo; fa parte del  nostro centro, chiudendo inferiormente il bacino, e sostiene gli organi contenuti nell’addome. È coinvolto nella postura e in ogni movimento o sforzo fisico che viene eseguito quotidianamente, oltre che in altre numerose funzioni essenziali per il benessere corporeo.
I problemi che insorgono quando il pavimento pelvico “cede” possono compromettere lo stile di vita quotidiana e le normali funzioni dell’organismo.

La chiave di risoluzione per le problematiche che coinvolgono il pavimento pelvico prevede una corretta informazione e una adeguata presa in carico della paziente da parte di un professionista preparato e formato nella riabilitazione pelvi-perineale.

La popolazione maggiormente interessata dai disturbi anatomo-funzionali riguardanti il pavimento pelvico comprende le donne dopo la gravidanza e le donne in menopausa, a causa delle modificazioni
fisiologiche e meccaniche che questi periodi comportano.

Quando è consigliata la ginnastica ed la eventuale riabilitazione del pavimento pelvico:

  • durante la gravidanza, se il perineo è già debole e in generale per ottenere una maggior flessibilità al
    momento del parto;
  • dopo il parto per aiutare il recupero delle fasce muscolari, la guarigione da episiotomia o lacerazione del perineo;
  • dopo un cesareo o altri interventi ginecologici;
  • in caso di diagnosi di incontinenza urinaria da sforzo, da urgenza o mista;
  • in caso di prolasso della vescia o dell’utero;
  • in caso si abbia una sessualità dolorosa o insoddisfacente;
  • in caso di vaginismo;
  • prima, durante e dopo la menopausa.

 

Per fissare un appuntamento o per maggiori informazioni, contattaci allo 0445 314741 o scrivici a bios@centromedicobios.com

Nutrizione e dieta: affidati solo agli esperti

Arriva dall’Associazione Nazionale Dietisti (ANDID) una nuova campagna contro l’abusivismo professionale. La campagna ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica e spingerla ad una maggiore consapevolezza nei confronti della proliferazione di figure che oggi si occupano, con garanzie o meno, di diete; palestre, centri estetici, personal coach, farmacisti.

Il termine nutrizione infatti è oggi decisamente abusato: si occupano di nutrizione tv, giornali, riviste, tanto da far pensare che la dieta possa essere affare di tutti, una soluzione fai da te o che possa essere impartita da persone senza titolo.

Niente di più falso: come ogni aspetto della salute, anche per la dieta alimentare è necessario affidarsi ad uno Specialista certificato. Tra gli esperti della nutrizione, i dietisti sono gli unici professionisti ad avere nel loro curriculum una specifica formazione tecnica nel gestire la nutrizione e la dietetica nel sano e nel malato. Le altre figure sono i medici dietologi (specialisti in scienza dell’alimentazione) e i biologi che hanno fatto degli studi nel campo della nutrizione (corsi universitari, specializzazioni o master universitari post laurea) e a buon titolo possono essere indicati come “nutrizionisti”.

Per qualsiasi informazione o approfondimento, vi invitiamo a leggere l’articolo de Il Fatto Alimentare che riportiamo qui sotto, ricordando che la Dr.ssa Paola Calgaro è a disposizione nel nostro Centro per eventuali consulenze.

I dietisti, figure da rivalutare nel confuso mondo della nutrizione. La campagna ANDID contro l’abusivismo professionale

Bambini e linguaggio: risponde la Dott.ssa Giulia Zanetti, Logopedista

Con questa intervista abbiamo chiesto alla nostra logopedista, la Dr.ssa Giulia Zanetti, di rispondere alle domande più frequenti che i genitori pongono sullo sviluppo linguistico nei loro bambini. Ecco le risposte ai dubbi più diffusi:

Un bambino di 26 mesi che parla poco necessita di un intervento specifico? Cosa è consigliabile fare per aiutarlo a sviluppare il linguaggio?

A quest’età i bambini con un vocabolario espressivo molto ridotto vengono definiti parlatori tardivi. In questi bambini la comparsa del linguaggio è ritardata rispetto ai coetanei; questo ritardo interessa soltanto il versante espressivo. La cosa migliore da fare è creare per il bambino un contesto comunicativo efficace, in cui il bimbo si senta sostenuto: parlare con un linguaggio semplice, scandire bene le parole, leggere molto al bambino e soprattutto raccontare. Raccontare storie, con l’aiuto di libretti illustrati o anche solo lasciando che il bimbo ascolti, commentare sempre anche le cose più semplici che fate assieme. Evitare invece di far ripetere troppe parole al bimbo. Lasciare che si esprima nel modo in cui risulta più naturale a lui e

Come ci si deve rivolgere ad un bambino di 15 mesi in pieno sviluppo linguistico? Quale tipo di linguaggio è preferibile utilizzare?

Innanzitutto è opportuno parlare al bimbo fin dai primi mesi, per dargli la possibilità di sviluppare un “vocabolario fonologico” consono alla propria lingua. Nel primo anno di vita i bambini sono infatti sensibili a tutti i contrasti fonologici e questo permetterebbe loro di sviluppare qualsiasi lingua. In seguito, grazie all’esposizione selettiva, il bambino “specializza” il proprio linguaggio. Nel dialogo con il bimbo utilizzate un linguaggio semplice, ma non semplificato. Non usate stereotipi per parole difficili ma cercate di sostituirle con sinonimi più semplici. Utilizzate un linguaggio naturale ed esponete il bimbo a molti stimoli, anche attraverso il racconto. Sono infatti gli stimoli che il bimbo percepisce continuamente che andranno poi a formare il suo personale vocabolario.

In che modo si può aiutare un ragazzo dislessico e disortografico a vivere più serenamente il contesto scolastico e l’approccio allo studio?

Solitamente i ragazzi con questo tipo di disturbo si sentono inadeguati all’interno del contesto scolastico: capiscono di essere diversi dai compagni. È importante non sottolineare le difficoltà. Aiutate il ragazzo nelle attività scolastiche e rinforzate ogni successo, anche minimo: deve sentirsi sostenuto dalla famiglia e anche dalle insegnanti. In questi casi è utile l’intervento riabilitativo mirato, che richiede impegno e tempo al ragazzo e anche alla famiglia.
È fondamentale dare importanza alla sfera emotiva del ragazzo, poiché spesso a creare frustrazione, più che le difficoltà specifiche, è il senso di inadeguatezza che deriva dalle prestazioni scolastiche.

Con un bimbo di 4 anni e mezzo che parla molto, non sempre quello che dice è comprensibile perché sostituisce alcuni suoni, cosa è opportuno fare? Si risolve autonomamente o ha bisogno di aiuto?

Quando un bambino sostituisce molti suoni nel parlato si parla di Disturbo Specifico di Linguaggio (DSL). Il DSL si caratterizza per un ritardo/disordine in uno o più ambiti del linguaggio, in assenza di deficit senso-motori e cognitivi. Passati i 4 anni, il linguaggio dovrebbe essere completo e dovrebbero “sparire” le sostituzioni di suoni. In questo caso è opportuno un intervento specialistico. Il logopedista effettuerà una valutazione logopedica per capire lo “stato del linguaggio” del bambino e poi, se necessario, intraprenderà la terapia opportuna.

La Gastroenterologia in Piazza

 

 

Il 23 settembre 2017 dalle ore 9:00 alle ore 19:00,

in Piazza Falcone e Borsellino a Schio,  l’ULSS 7 Pedemontana di Santorso ha organizzato una giornata dedicata alla gastroenterologia.

 

 

 

 

Sarà presente la nostra dietista Calgaro Paola per illustrare diete (reflusso gastroesofageo, celiachia) e le non diete (diverticolosi) assolti bucce, semi, semini.

Ci saremo anche noi del Centro Medico Bios per fornire tutte le informazioni sulle attività del centro.

 

 

 

Questa è una giornata dedicata a tutta la famiglia, poiché sono stati pensati, oltre alla presenza di esperti che illustreranno le principali patologie dell’apparato gastrointestinale, anche simpatici modelli anatomici gonfiabili per i più piccoli…giocando s’impara!

 

 

Siete tutti invitati! Non mancare!

 

 

Naturopatia e Riflessologia Connettivale

La Naturopatia è l’insieme delle discipline e delle metodiche naturali volte a stimolare la forza vitale della persona ed ad assecondare la spontanea capacità di autoregolazione dell’organismo, coadiuvando i meccanismi fisiologici.

La riflessologia connettivale è un trattamento terapeutico della naturopatia che si focalizza sugli strati più profondi dei muscoli e del tessuto connettivo.

È utile soprattutto per dolori cronici e contratture, come nel caso di spalle indolenzite e di rigidità a livello di collo, schiena e muscoli delle gambe. Inoltre è un ottimo detossinante: se per alimentazione errata, metabolismi rallentati, vita sedentaria e troppo stress il corpo non è più in grado di espellere a livello di organi vitali le tossine, queste vengono depositate in periferia, quindi nel tessuto connettivale. Manipolando il paziente, le tossine vengono rimesse in circolo e, talvolta con l’aiuto di alcuni drenanti, si induce il corpo a smaltirle.

Alcuni dei movimenti usati in questo massaggio sono quelli classici, ma il tocco è più lento e la pressione più profonda e concentrata sulle aree di tensione.

Per ripristinare la normale mobilità e alleviare il disturbo, il massaggiatore applica una pressione diretta e profonda. I muscoli devono essere rilassati, affinché il terapeuta possa intervenire correttamente sulla zona da trattare.

Il massaggiatore utilizza solo le dita, senza impiego di creme o unguenti. In certi casi, durante l’operazione si può avvertire un blando dolore: è importante farlo presente, senza remore. Questi fastidi possono anche protrarsi dopo la seduta, ma scompaiono in uno o due giorni.

La riflessologia connettivale non lavora solo a livello fisico, ma di rimando si riflette anche a livello emotivo.  Ad esempio, una contrattura può essere dovuta al troppo stress a livello della schiena, oppure la contrattura può essersi manifestata perché non si è stati in grado di gestire e risolvere una situazione scomoda. Molte volte capita che durante una seduta, un paziente riesca ad avere uno sblocco emotivo identificato ad esempio con il pianto. Questo tipo di “terapia” è efficace soprattutto con quelle persone che non hanno contatto con il proprio corpo o per costituzione o per ragioni emotive.

Ogni persona reagisce in modo diverso ovviamente o a livello emotivo o a livello fisico in base allo stimolo ricevuto.

Consigli pre e post massaggio

Vi sono dei consigli utili da tenere in considerazione prima e dopo la seduta, come spiegato di seguito:

  • Non mangiare pesante prima del massaggio;
  • Bere acqua dopo l’operazione può aiutare l’espulsione di tossine che sono state rilasciate dai muscoli, oltre che a reidratarli correttamente: questo può favorire la riduzione dei dolori post-trattamento;
  • Evitare attività eccessiva dopo un massaggio;
  • Fare stretching può aiutare a prevenire i dolori muscolari dopo la seduta.

A chi è indicato

La riflessologia è consigliata a tutte le persone e a qualsiasi età, eccetto i bambini e le donne in gravidanza proprio perché c’è un rilascio di tossine.

In pazienti oncologici che fanno radioterapia o chemioterapia, una volta concluso il ciclo terapico e dopo essersi ristabiliti a livello energetico, fare un trattamento di questo tipo sarebbe l’ideale perché aiuta ad eliminare le tossine accumulate.

YOGA PER LA PREPARAZIONE ATLETICA (RUNNING…E NON SOLO)

La disciplina dello yoga si presta in maniera ottimale ad accompagnare gli altri sport nella loro fase preparatoria e nella fase finale.

Con la pratica dello yoga si acquisisce flessibilità, coordinazione e percezione del proprio corpo nello spazio per arrivare ad un perfetto equilibrio tra mente e corpo.

Le posizioni (Asana) vengono proposte unite in sequenze studiate per lavorare sulla forza e sulla resistenza muscolare senza tralasciare la componente posturale di cui lo yoga tiene sempre ben in evidenza i principi fondamentali.

Mentre ci si allena lo yoga aiuta a portare il focus anche sull’aspetto mentale, a far chiarezza sui propri obiettivi e a scoprire i punti di forza individuali che ci aiuteranno a raggiungerli.

Una mente fresca, attiva e reattiva è in grado di concentrarsi per evitare il dispendio inutile di energie importanti durante una gara o un allenamento intenso.

Ascoltare ogni segnale del nostro corpo aiuta a rimanere sintonizzati su ogni sua parte, sia interna che esterna e dosare la forza aiuta a migliorare la prestazione.

Il calore che genera una sequenza di posizioni lavora sul potenziamento e sulla gestione corretta di tutto l’assetto posturale in quanto le catene muscolari sono portate ad eseguire allungamenti mirati a seconda dell’intensità della pratica e dello sport praticato abitualmente.

Oltre a migliorare in tonicità, la muscolatura subirà un netto miglioramento in termini di flessibilità ed elasticità, la cura e l’esercizio mirato al lavoro sulle articolazioni sono condizioni indispensabili per prevenire gli infortuni durante la corsa.

[ La corsa regala dei benefici dal punto di vista respiratorio, cardiovascolare e muscolare migliorando la salute dell’intero organismo.  Al tempo stesso, il gesto tecnico praticato per lunghi periodi puo’ risentire dell’aspetto della ripetitività e perdere di vista certi allineamenti che col tempo potrebbero diventare causa di rigidità nel movimento. ]

Questa condizione è tipica in particolar modo dei muscoli maggiormente sviluppati e retratti dall’intenso allenamento o dal poco stretching  (quadricipite e bicipite femorale in primis). L’enorme forza e lo sviluppo della massa muscolare se non accompagnata da una buona elasticità potrebbe condurre ad accusare dolori o strappi muscolari, ed è qui che lo yoga interviene per fornire le giuste strategie di supporto.

La pratica fisica si basa su un altro concetto chiave della disciplina dello yoga: il respiro. Le tecniche di Pranayama aiutano ad entrare in sintonia con se stessi e a fare in modo che il respiro possa essere un alleato fondamentale per affrontare ogni momento con la massima serenità.

La pratica del Pranayama accresce la capacità dei polmoni e permette la ventilazione ottimale, immensamente utile per un runnner nel suo momento topico, la gara,  prima, durante e dopo.

  • Prima: perché gli conferisce la massima concentrazione
  • Durante: perché l’allenamento a sentire il respiro in ognuna delle sue  fasipermette di controllarlo, ossia di farlo fluire
  • Dopo: per ripristinare in poco tempo l’ossigenazione e la calma.

Finché c’è il respiro nel corpo c’è vita. Quando si diparte il respiro, si diparte anche la vita. Quando il respiro è irregolare la mente vacilla. Perciò regola il respiro.
(Hatha Yoga Pradipika- Cap2:S.3)

 

Asana, pranayama e rilassamento renderanno il vostro momento dedicato allo sport anche un’occasione per avere un appuntamento con il benessere!

Fisioterapia: quando, come, perché

Quali sono i motivi che inducono una persona a rivolgersi allo specialista?

Ci sono molteplici motivi principali per cui una persona può rivolgersi al fisioterapista:

  • Quando sono soggetti ad un dolore acuto che non riescono a sopportare (emicranie, mal di testa);
  • Pazienti che presentano una limitazione funzionale nella propria quotidianità (spalla congelata, distorsione caviglia, lombosciatalgie);
  • Il paziente sportivo che accusa delle problematiche che gli impediscono di svolgere l’attività sportiva al meglio (contratture o lesioni muscolari, tendiniti, sindrome da sovraccarico).

In cosa consiste una visita?

Durante la prima valutazione fisioterapica il terapista ha il compito di conoscere bene il paziente nella sua totalità, quindi capire il tipo di dolore, da quanto tempo è presente, conoscere la sintomatologia, prendere visione degli esami che porterà il paziente (RMN, RX, ECO) e consultare la prescrizione medica che deve presentare nella prima seduta, in base alla quale si proporrà il progetto rieducativo adeguato.

Differenze tra parte fisioterapica e riabilitazione funzionale

Nella fisioterapia il paziente viene accomodato sul lettino e sottoposto a mobilizzazioni e trattamenti manuali sotto forma passiva (terapia manuale, massaggio sportivo, massaggio connettivale).

La rieducazione funzionale è parte integrante della fisioterapia ed è quella che permetterà al paziente di tornare, attraverso la ginnastica, alle proprie attività quotidiane e/o sportive nel minor tempo possibile, migliorando l’articolarità e recuperando la corretta elasticità e tonicità muscolare.

Descrizione dei traumi

Le patologie che andiamo a riscontrare principalmente sono molteplici.

Patologie del tratto cervicale

Ernie, protrusioni discali e cervicalgie muscolo-tensine sono spesso generate o da colpi di frusta, o da attitudini posturali scorrette durante la nostra quotidianità che generano dolori alle spalle, dolori al collo, emicranie, cerivo-brachialgie. In casi come questi, il trattamento che i fisioterapisti adottano sono terapie manuali e terapie fisiche.

Patologie del tratto lombare

Dolore della colonna vertebrale (rachialgia)

L’80% della popolazione soffre almeno una volta nella vita di lombalgia.

Le lombalgie possono dipendere da due fattori principali: discopatie (protusione discale o ernia del disco) e sindrome delle articolazioni posteriori, quindi da sovraccarico (spondilolisi spondilolistesi). L’approccio dei fisioterapisti prevede in primo luogo l’utilizzo della terapia manuale e delle terapie fisiche (Tecarterapia) e in un secondo momento (fase subacuta) la ginnastica posturale mirata al recupero degli stabilizzatori della colonna.

Patologie della spalla

L’articolazione di cui i fisioterapisti si occupano maggiormente è la spalla. Le periartriti scapolo-omerali possono essere di origine traumatica (lesione cuffia dei rotatori o del cercine) o sindrome da conflitto (tendiniti, tendinosi, tendiniti calcifiche, borsiti). Si agisce con fisioterapia passiva e terapie fisiche come ultrasuoni, onde d’urto sulle calcificazioni e laser per ridurre le infiammazioni tendinee.

Patologie degli arti inferiori

Le problematiche all’anca più frequenti sono soprattutto di origine degenerativa, colpiscono i pazienti dai 60 agli 80 anni e riguardano soprattutto l’articolazione coxo-femorale. Nei pazienti più giovani invece, spesso sportivi, si riscontrano dolori inguinali (scambiati per pubalgie) assoggettabili a sindrome da conflitto tipo FAI (conflitto femoro-acetabolare). Queste patologie vanno ben valutate da un ortopedico che definisca se il caso sia chirurgico oppure sia necessaria della buona terapia manuale associata alle terapie fisiche (magnetoterapia).

Il ginocchio è sicuramente l’articolazione che ha maggiormente beneficiato dei progressi tecnologici nel campo ortopedico e fisioterapico.

Le problematiche cronico-degenerative come la sindrome femoro-rotulea o l’artrosi femoro-tibiale, se non ci fosse indicazione chirurgica dell’ortopedico, vengono gestite in maniera efficace attraverso la combinazione di infiltrazioni di acido ialuronico e di sedute di fisioterapia mirate al recupero del tono muscolare degli estensori del ginocchio e allungamento della catena posteriore (in particolare del polpaccio).

Per quanto riguarda le problematiche traumatiche (traumi diretti o distorsioni), dopo una accurata visita ortopedica che ne stabilisce la stabilità, il compito dei terapisti è quello di riportare il ginocchio ad una buona articolarità, eliminando il gonfiore, recuperando il tono muscolare e la propriocettiva.

Le patologie infiammatorie da sovraccarico come le tendiniti o le borsiti, invece, tipiche soprattutto per gli sportivi, vengono gestite in modo conservativo con riposo, ghiaccio e terapie fisiche (Tecarterapia, laserterapia e onde d’urto).

Nel piede si riscontrano tendiniti achilee, speroni calcaneari su cui si agisce in maniera specifica  con terapie fisiche come il laser ma soprattutto l’onda d’urto con cui si riescono a risolvere fasciti plantari e tendiniti achilee.

Falsi miti da sfatare

“Una volta un fisioterapista mi ha rimesso dentro un’ernia….”. Purtroppo un’ernia non rientra, o si asciuga, o si riduce allontanandosi dal recettore o dal nervo che comunica il dolore. La patologia erniaria lo accompagnerà per il resto della propria vita, ma questo non significa che il paziente proverà dolore per sempre: una corretta fisioterapia e un giusto rinforzo degli stabilizzatori della colonna aiuteranno il paziente a ritornare a svolgere tutte le attività quotidiane e/o sportive.

Ci sono dei consigli pratici da dare?

Il consiglio è di recarsi dal fisioterapista con una certa tempestività in modo da non incorrere in problemi cronico-degenerativi di cui abbiamo scritto prima, che sono quelli più difficili da risolvere. Lo staff fisioterapico, durante le sedute, dà dei consigli utili da ricordare e seguire nella propria attività quotidiana e lavorativa per far sì che il nostro apparato muscolo-scheletrico non degeneri, e consigliano inoltre gli esercizi settimanali per mantenere il corpo più elastico e tonico.

Mese della prevenzione urologica

Luglio è il mese della prevenzione urologica. L’obiettivo è di sensibilizzare alla prevenzione e alla cura di malattie dell’apparato urinario maschile e femminile e quindi della propria salute intima.

Spesso, infatti, fattori e sintomi vengono trascurati per scarsa conoscenza, poca attenzione, superficialità.

 

Patologie più diffuse

Le patologie urologiche più diffuse sono:

  • Prostatite
  • iperplasia prostatica benigna
  • tumore della prostata
  • calcolosi
  • infertilità
  • disfunzione erettile
  • eiaculazione precoce
  • incontinenza urinaria

 

Prevenzione

Un’adeguata prevenzione, secondo gli esperti, riduce la frequenza delle patologie tumorali (prostata, rene, vescica e testicolo), consentendone anche una diagnosi precoce ed un tempestivo trattamento, ma anche la frequenza di quelle benigne, come calcoli, prostatiti, infertilità maschile e disfunzioni sessuali.

Per promuovere un’educazione culturale alla salute sessuale serve agire soprattutto sui ragazzi, anche con la complicità della mamma o del familiare più vicino che può svolgere un ruolo fondamentale di convincimento verso visite e controlli.

Visita urologica

Durante la prima visita urologica viene effettuata un’anamnesi medica con la quale il medico indaga la storia clinica e lo stile di vita del paziente.

La visita urologica ha come obiettivo quello di diagnosticare, escludere o monitorare un disturbo di carattere urologico, tra cui: incontinenza, infezioni e calcolosi delle vie urinarie, disturbi legati alle funzioni sessuali, neoplasie, infezioni genitali maschili e femminili, prostatiti (nell’uomo).
Differenza di visita tra uomo e donna

La seconda parte della visita presenta delle differenze in base al genere sessuale del paziente.

Se il paziente è uomo, infatti, il medico procederà a un’attenta valutazione del basso addome e della zona genitale esterna. Nel corso di questa visita può anche essere effettuato il controllo della prostata mediante palpazione dal canale rettale per verificare lo stato di salute di questa ghiandola. In base alle rilevazioni effettuate nel corso della visita, lo specialista potrà richiedere l’esecuzione da parte del paziente di alcuni esami – come esami delle urine, uroflussimetria, ecografie dell’apparato urinario/genitale – per ulteriori accertamenti.

Nel caso della donna la visita urologica è del tutto simile ad una visita ginecologica. Dopo aver effettuato l’anamnesi della paziente, il medico urologo procederà alla valutazione dello stato di salute dell’apparato urinario, escludendo o individuando la presenza di prolassi della vescica e/o dell’utero (condizioni spesso associate a incontinenza). Frequentemente viene richiesta l’esecuzione di un’ecografia del basso addome, con o senza sonda transvaginale.

 

Come prepararsi

Non è necessaria alcuna preparazione particolare per la visita urologica.

 

E dopo?

La visita dura 10-20 minuti e subito dopo si possono riprendere le normali attività quotidiane.

 

L’incontinenza urinaria femminile: cause e rimedi

Molto spesso la carenza d’informazione provoca, in chi soffre di alcuni disturbi, il disorientamento più totale. Non è facile parlare di certi argomenti, ma soprattutto non si ha la certezza di quale sia la struttura giusta a cui rivolgersi e il percorso da seguire. Per esempio, chi si deve misurare con un disturbo come l’incontinenza urinaria deve combattere contro antiche e false convinzioni purtroppo presenti tutt’oggi e deve fare uno sforzo per superare l’imbarazzo e rivolgersi ad un urologo.

L’incontinenza urinaria maschile è di esclusivo appannaggio dell’urologo come pure quella femminile come sintomo singolo, invece se associato a patologia della stistica pelvica (prolasso uterino, cistocele, rettocele) può essere di interesse comune dell’urologo e/o del ginecologo, meglio se dell’uro-ginecologo.

Il maschio perde urina nella grande maggioranza dei casi come complicanza di grossi interventi demolitivi pelvici, mentre le donne quasi sempre perdono sotto sforzo per problemi della stistica pelvica dovuti ai parti, all’età o alla lassità congenita tessutale.

L’intervento chirurgico per la correzione delle incontinenze urinarie è sempre possibile, il più delle volte mininvasivo con risultati positivi di oltre l’85%.

Ginnastica del pavimento pelvico al Centro Medico Bios

C’è sempre un rimedio per l’incontinenza in entrambi i sessi con buoni risultati.

La fisiochinesiterapia riabilitativa del pavimento pelvico (FFPP) può essere utile in casi selezionati specialmente nell’incontinenza da sforzo femminile di lieve entità. A tale proposito il Centro Medico Bios mette a disposizione un minicorso per la ginnastica del pavimento pelvico anche post-operatoria tenuto dalla nostra ostetrica.

Indicazione dell’esperto

La raccomandazione degli esperti della SIU (Società Italiana Urologia) è quella di non recarsi da uno specialista o da un urologo solo alla comparsa del problema, ma di farsi monitorare periodicamente, anche nel pieno benessere intimo e sessuale.

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