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Il cibo come medicina e la dieta dello sportivo

La dieta e quindi una corretta alimentazione sono fondamentali per chi pratica sport. Il mantenimento del perfetto funzionamento delle masse muscolari dipende da che cosa ingeriamo quotidianamente. La dieta dello sportivo deve dunque contenere una serie di alimenti proteici poveri di grassi, come: latte scremato, yogurt, carne magra, pesce, legumi (la soia è particolarmente adatta, ma deve essere bio!). anche per i grassi è necessario evitare eccessi e privilegiare quelli di origine vegetale, come i monoinsaturi dell’olio d’oliva, e gli acidi grassi essenziali del pesce grasso e della frutta secca. Lo sport quindi deve essere associato al cibo.

 

Lo sport non serve per dimagrire, ma…?

Lo sport fa star bene poiché migliora il nostro stato di benessere ed è la nostra funzione primaria. È ovvio che chi pratica sport consuma calorie, quindi ha bisogno di un apporto energetico, per questo motivo entra in questo contesto il cibo. Certo, può aiutare a dimagrire, ma la vera battaglia con l’obesità e il sovrappeso va fatta a tavola dove si combatte per prima la sedentarietà. L’ipomotilità è considerata dall’OMS una delle patologie croniche più importanti da debellare. Ricordiamo che in Italia il 33% dei ragazzi fra i 14 e i 18 anni sono obesi, non in sovrappeso, oltretutto noi italiano deteniamo il record europeo di permanenza di fronte ad un video – sia esso computer, televisore o smartphone – di circa 4 ore al giorno da parte dei ragazzi. Stazionare di fronte alla televisione induce il giovane a sgranocchiare di continuo, sono i cosiddetti fuori pasto, che appunto incontrollati possono portare ad un aumento del peso significativo e pericoloso per la salute.

Quindi cibo come energia e non come veleno

Sì, cibo come energia! Dobbiamo imparare a conoscere la qualità del cibo tanto quanto avere consapevolezza della quantità che ingeriamo. Riprendere l’abitudine di mangiare seduti a tavola per se stessi.

 Che cosa deve mangiare uno sportivo?

L’OMS Organizzazione Mondiale della Sanità, ha considerato la nostra dieta, quella mediterranea, l’ideale per uno sportivo. Tutti sanno che il nostro Paese ne è il Re, quindi è facile per noi seguire questo regime alimentare. La parola d’ordine è mangiare di tutto. Uno sportivo deve solo imparare il come mangiare e quanto mangiare durante la giornata. Per esempio dovrà seguire una dieta dissociata, mangiare carboidrati quando ha bisogno di energia, vera benzina dell’atleta e mangiare le proteina la sera quando il nostro corpo si riposa. È fondamentale idratarsi bene e imparare a frazionare i pasti, alimentarsi almeno 5 volte al giorno.

Esistono alimenti più importanti di altri per uno sportivo?

Diciamo che negli sport di resistenza che possono essere il podismo, il ciclismo, il triatlon, l’atletica leggera, il nuoto e lo sci di fondo si ha bisogno di zuccheri polisaccaridi, quindi pasta, riso e patate, energia pronta, benzina allo stato puro. Per chi pratica gli sport di potenza: il lancio del giavellotto, il sollevamento pesi, salto con l’asta, le proteine sono più indicate. Ribadiamo però un concetto fondamentale, l’atleta serio deve evitare prima di ogni cosa gli abusi: fumo, alcool e cibo spazzatura. Dopo di chè, una dieta equilibrata e sana, lo aiuteranno a stare bene.

I muscoli si tengono giovani con…?

Facendo sport di certo. Non c’è bisogno di fare un’attività sportiva con un impegno cardio-vascolare importante, sarebbero sufficienti delle bellissime passeggiate prolungate, tant’è che la camminata è risultata uno degli sport che fa stare veramente bene. Si può fare tranquillamente a tutte le età e in tutte le stagioni, ed è molto salutare.

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Disturbi del linguaggio? Ecco cosa fare

Il disturbo specifico di linguaggio risulta avere diffusione del 5/7% in età prescolare e tende a ridursi nel tempo raggiungendo una prevalenza dell’1-2% in età scolare. Non c’è da preoccuparsi, oggi esistono trattamenti di tipo riabilitativo logopedico, interventi di potenziamento erogati a livello scolastico e di parent training (programmi, rivolti a genitori, utili a promuovere modalità di interazione e di comunicazione efficace) per risolvere il problema.

“io contento no”, “io volere mangiare”, “che bello poto” invece di topo, che cosa succede al bambino se si esprime così?

Il bambino, durante lo sviluppo del linguaggio, affronta dei passaggi fisiologici in cui sperimenta il linguaggio adulto; tuttavia il piccolo che mantiene un linguaggio di questo tipo sta rischiando di evolvere verso uno sviluppo atipico. Per sostenerlo e guidarlo, si consiglia una valutazione con un professionista del campo, in modo da prevenire l’instaurarsi di quadri complessi e risolvere tempestivamente, a beneficio del nostro bambino.

Come si aiutano i piccoli di “poche parole”?

Il linguaggio dell’adulto non deve essere statico ma evolvere con il bimbo stesso: è utile quindi riprendere ciò che dice, ampliando le sue produzioni, riferirsi alla situazione in corso facendo uso della comunicazione non verbale (gesti, mimica facciale, intonazione, ritmo), fare delle pause come invito a prendere la parola. Attività come il gioco del far finta, sequenze di azioni, letture quotidiane di libretti, suoni onomatopeici durante il gioco sono alcuni spunti semplici per i genitori che vogliono aiutare i loro bambini.

I disturbi del linguaggio sono tutti uguali?

Assolutamente no: differiscono non solo per la gravità del quadro, ma l’unicità stessa di ogni bimbo fa sì che una difficoltà di linguaggio venga affrontata e superata con modalità e tempistiche estremamente soggettive. Fondamentale sicuramente, per la buona evoluzione in ogni caso, è l’intervento precoce, per consentire al piccolo di poter vivere a pieno la bellezza dello scambio comunicativo in famiglia e con i pari.

In che cosa consiste l’intervento della logopedista, cosa fa con il bambino?

Vengono proposte attività e giochi mirati che aiutino i bambini, ognuno con le sue caratteristiche e difficoltà, ad evolvere in senso positivo, partendo dalle abilità ludiche create ad hoc dal logopedista il bambino ha modo di lavorare con meno fatica, minor frustrazione: gli stessi “giochi” possono poi essere riproposti in ambito familiare, coinvolgendo nel percorso i genitori stessi.

Che cosa possono fare i genitori per superare le difficoltà del bambino?

Affidarsi ad un’adeguata valutazione diagnostica è il primo passo per aiutare i nostri bambini tempestivamente; dopo questo il terapista coinvolgerà la famiglia stessa nell’iter riabilitativo, affinché il bambino possa generalizzare nel quotidiano le nuove abilità. Nel concreto consigliamo spesso ai genitori di questi bambini di non essere troppo richiestivi (“ripeti così, si dice cos’”) ma fornire con enfasi il modello corretto della produzione del bambino che non si sentirà così giudicato ma compreso.

In quanto tempo si può aspettare un miglioramento?

Ogni bambino presenta caratteristiche e difficoltà a sé stanti, evolvendo quindi in modo molto suggestivo; tuttavia, si consiglia di intraprendere inizialmente due cicli logopedici al termine dei quali la logopedista sarà in grado di stimare i progressi fatti e proporre successivamente le tempistiche adeguate per proseguire il percorso. Nei casi a minor compromissione, con frequenza settimanale, i miglioramenti si colgono già nei primi due mesi di terapia.

Diagnosi precoce per il melanoma

È indiscutibile che, soprattutto in assenza di sintomi o di dubbi, sarebbe opportuno fare un esame alla cute almeno una volta all’anno, è sicuro per confermare l’assenza di problemi, come per programmare un eventuale intervento se si presentassero. Intervenire tempestivamente significa evitare potenziali tumori della pelle come il melanoma. La diagnosi precoce rappresenta, quindi, l’arma più efficace nella lotta di questo tumore, se riconosciuta in tempo, infatti, questa malattia viene quasi sempre sconfitta.

 

Quanto importante è l’autoesame della cute? Se lo fosse come si può procedere?

Un autocontrollo periodico della cute è di fondamentale importanza per la diagnosi precoce di melanoma e va effettuato tra una visita e l’altra con frequenza consigliata dal proprio dermatologo.

Davanti allo specchio si esamina la parte anteriore e posteriore del corpo, aiutandosi con uno specchietto per visualizzare le zone più nascoste. Si piegano i gomiti per controllare gli avambracci su entrambi i lati, si controllano con attenzione le gambe avanti e dietro, le piante e tra le dita.

Si deve controllare anche la zona ano-genitale ed il cuoio capelluto, quest’ultimo possibilmente a capelli bagnati e con l’aiuto di un pettine.

Dopo ogni esplorazione, se si hanno dubbi, è opportuno consultare tempestivamente il dermatologo.

Molto importante per una diagnosi precoce è la dermatoscopia, che tipo di esame è?

È una metodica rapida e non invasiva, utilizzata dal dermatologo per il controllo dei nevi, che fornisce valide informazioni sullo studio di lesioni melanocitarie e non melanocitarie, permettendo l’osservazione in vivo di caratteri morfologici strutturali superficiali della cute altrimenti non apprezzabili.

Può essere effettuata con il dermatoscopio manuale o mediante videodermatoscopia. L’osservazione delle caratteristiche dermatoscopiche permette al dermatologo di inquadrare il profilo nevico del paziente e di valutare il grado di tranquillità di ogni singolo nevo.

 

Quali sono i fattori di rischio del melanoma?

I più importanti fattori di rischio per il melanoma sono:

  • Familiarità per melanoma;
  • Storia personale di melanoma;
  • Numerosi nevi melanocitari e/o clinicamente atipici;
  • Grandi nevi melanocitari congeniti;
  • Pregresse scottature solari specialmente in età infantile;
  • Fototipo I-II secondo Fitzpatrick (carnagione chiara, occhi chiari, difficoltà ad abbronzarsi);
  • Utilizzo di lettini solari.

Quali sono i trattamenti più efficaci?

Il melanoma è un tumore molto aggressivo, ma ha il vantaggio di essere immediatamente visibile e diagnosticabile.

La terapia di prima scelta è la chirurgia che spesso riesce a curare definitivamente il melanoma in fase iniziale.

Chemioterapia in genere e farmaci immunoterapici si utilizzano negli stadi più avanzati e metastatici.

Sono comunque in fase di studio nuovi farmaci che hanno consentito di osservare vantaggi in termini di sopravvivenza.

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Novità: percorsi di psicomotricità

Sviluppo motorio, cognitivo e affettivo sono in stretta correlazione, per questo, attraverso la valutazione psicomotoria, è possibile:

  • osservare i principali traguardi dello sviluppo;
  • comprendere l’origine di disequilibri o difficoltà (se sono presenti);
  • intraprendere il percorso migliore per il singolo bambino, con l’obiettivo di sostenete la sua crescita e le sue autonomie.

Perché è efficace?

Il gioco è l’occupazione principale del bambino, il suo linguaggio, è la modalità attraverso cui conoscere sè stesso, gli altri, il mondo. Ed è per questo che il percorso psicomotorio consente di sbloccare o di rendere più sicuro il bambino per farlo poi “volare da solo”.

Finalità

Valutare risorse e fragilità del bambino è utile per…

  • suggerire ai genitori come continuare a casa, rinforzando punti di forza con attività e giochi;
  • interagire, sia di persona che con una relazione, con le insegnanti per presentare il bambino da “un altro punto di vista” e per suggerire strategie pratiche per valorizzarlo;
  • costruire un lavoro in rete con altre figure di riferimento: psicologo, logopedista, pediatra;
  • capire meglio il mondo del bambino e quello che il suo corpo e i suoi comportamenti stanno comunicando;
  • costruirem se necessario, un percorso psicomotorio volto a sbloccarlo o a farlo crescere, in modo sempre rispettoso del suo sviluppo e delle sue potenzialità.

Il percorso psicomotorio

L’intervento psicomotorio offre al bambino la possibilità di crescere dentro, di superare paure, rabbia, dolori e blocchi che rendono difficoltoso il suo sviluppo.

Il percorso è unico e costruito dallo psicomotricista assieme al bambino. La psicomotricità relazionale è la pratica pedagogica più idonea in età evolutiva perché utilizza il linguaggio globale del bambino: il gioco, il movimento, il dialogo tonico, l’espressione creativa.

A chi è utile?

Il percorso psicomotorio è unico e individualizzato; è utile per:

  • difficoltà di apprendimento;
  • difficoltà nel rispetto delle regole
  • inibizione e chiusura;
  • iperattività;
  • stati d’ansia.

>> Per informazioni: 0445 314741 – bios@centromedicobios.com

Giorni di Chiusura per le Feste Natalizie

Per il periodo natalizio, il Centro sarà sempre aperto con regolare attività (visite, esami, analisi) eccetto in questi giorni: 24 Dicembre, 31 Dicembre, 6 Gennaio e 7 Gennaio.

Ci saremo in tutti gli altri giorni con i consueti orari di apertura:
visite ed esami → dal Lunedì al Venerdì dalle 8:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 19:00, Sabato dalle 8:00 alle 9.30
laboratorio analisi → dal Lunedì al Sabato dalle 6:30 alle 9:30 – senza prenotazione.

giorni d chiusura per le feste

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