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La consulenza Logopedica nel bambino con difficoltà di linguaggio

“Mio figlio ha 4 anni e mezzo e frequenta il secondo anno alla Scuola dell’Infanzia. È un bambino sveglio, vivace e molto socievole. Parla molto, ma non sempre quello che dice è comprensibile. Sostituisce molti suoni. Quando ci troviamo in compagnia di persone estranee alla famiglia non sempre queste comprendono ciò che mio figlio vuole esprimere. Le educatrici dell’Infanzia mi riferiscono che il bambino è sereno e ben integrato con i coetanei, ma talvolta si chiude in se stesso quando i compagni o le educatrici gli chiedono di ripetere qualcosa che ha appena detto. È consigliabile un intervento logopedico in questo caso?”.

“Gentile genitore, da quello che lei mi racconta, è probabile che si tratti di un disturbo di linguaggio. Il disturbo di linguaggio è caratterizzato da un ritardo o disordine in uno o più ambiti del linguaggio e si manifesta in assenza di deficit cognitivi e sensomotori. I bambini con questo disturbo possono avere difficoltà nei vari ambiti di comprensione o produzione del linguaggio. Spesso il linguaggio risulta quindi incomprensibile alle persone non familiari, mentre per i familiari, che passano più tempo con il bambino, è più semplice comprenderlo. Lo sviluppo fonologico, che riguarda i suoni della nostra lingua, nel bambino dovrebbe completarsi attorno ai 4 anni. Se, dopo i 4 anni, persistono delle difficoltà di linguaggio è bene intervenire per risolvere queste difficoltà.
Sulla base delle informazioni riferite da lei, consiglio di rivolgervi ad uno specialista del linguaggio. Il logopedista svolgerà prima una valutazione logopedica per definire lo “stato del linguaggio” di suo figlio e poi deciderà quale terapia intraprendere; potrà anche consigliare una visita specialistica dal foniatra o dal neuropsichiatra infantile.

Concludo con una raccomandazione. È indispensabile che le difficoltà di linguaggio vengano risolte prima dell’entrata alla Scuola Primaria, per evitare che poi queste si ripercuotano  sull’apprendimento di lettura e scrittura, in quanto lettura e scrittura poggiano le loro basi sul linguaggio. Il disturbo di linguaggio risulta, da numerosi studi, un predittore per possibile Disturbo Specifico di Apprendimento, per questo è quindi molto importante che le difficoltà vengano trattate e risolte il prima possibile.

Dott.ssa Giulia Zanetti

Tai Chi Chuan

Anche quest’anno il centro Bios organizza un corso di Tai Chi Chuan. Si tratta del terzo anno consecutivo per questo corso che ha visto la partecipazione entusiasta di numerosi allievi e con l’occasione abbiamo voluto rivolgere qualche domanda alla maestra, la Dott.ssa Bruna Piccinelli, che pratica questa disciplina da quasi vent’anni e la insegna dal 2003.

Prima di tutto, Bruna: che cosa significa “Tai Chi Chuan” e dove nasce questa pratica?
R: Il nome “Tai Chi Chuan”, a volte scritto anche “Taiji Quan” o “T’ai Chi Ch’uan”, si traduce solitamente con “Pugno dell’Estrema Polarità”. Il nome si richiama direttamente alla filosofia taoista, in quanto questa pratica nasce come arte marziale nell’antica Cina prima di diffondersi in tutto il mondo nell’ultimo secolo, anche come pratica salutare.

Hai nominato le arti marziali, ma il Tai Chi Chuan è uno sport o una forma di meditazione?
Il Tai Chi ha origine appunto nel mondo delle arti marziali come tecnica di combattimento ed autodifesa, ma oggi è conosciuto in Occidente soprattutto come pratica psico-fisica e come tecnica applicata di prevenzione per alcune patologie croniche. Molti lo definiscono una forma di “meditazione in movimento”, perché il lavoro esteriore e quello interiore sono sempre bilanciati. Il Tai Chi Chuan aiuta a coltivare l’equilibrio e la flessibilità fisica, permettendo contemporaneamente, grazie alla concentrazione insita nell’esercizio, di rilassare mente e corpo mantenendo la vivacità mentale.

Quali sono le differenze, ad esempio, con altre pratiche come lo Yoga o il Pilates?
Ci sono dei punti in comune, se non altro per la comune ispirazione orientale: l’attenzione sulla respirazione, sulla postura, sul baricentro. Esistono però anche molte differenze, sia nelle posture che nelle tecniche, per esempio nella respirazione. Il Pilates è una pratica molto più moderna, mentre sia Tai Chi che Yoga hanno origini antiche di secoli, anche se sono nate in contesti geografici e filosofici molto diversi. Lo Yoga, di cui esistono peraltro innumerevoli scuole, generalmente lavora più sulla meditazione e sulle posture statiche e meno sul movimento, escludendo inoltre tutti gli aspetti marziali che comunque si sono mantenuti nel Tai Chi.

Il Tai Chi Chuan è uno sport agonistico? Sono previsti combattimenti o gare?
La società contemporanea riesce ad instillare l’agonismo in ogni aspetto della nostra vita. Anche per quanto riguarda il Tai Chi Chuan esistono esibizioni, gare ed altre forme di incontri agonistici, pur essendo una pratica che non prevede veri e propri combattimenti. Per quanto mi riguarda, tuttavia, ho adottato un programma di insegnamento che non incoraggia la partecipazione a questo genere di eventi: preferisco che i miei allievi imparino il Tai Chi per propria crescita e soddisfazione personale, senza bisogno di sentirsi in competizione con altri o di accumulare medaglie che poco hanno a che fare con il vero spirito di questa disciplina. Per la stessa ragione i miei allievi non sono sottoposti ad altre usanze stressanti del mondo delle arti marziali, come le cinture o gli esami per il passaggio di grado, tradizioni artificiose e, a mio avviso, poco interessanti.

Possiamo dire che il Tai Chi Chuan lavora allora con “l’Energia”?
Spesso il termine “Energia”, estremamente vago, viene usato a sproposito e serve a dare una connotazione mistica a qualsiasi pratica New Age più o meno improvvisata. Il Tai Chi Chuan fortunatamente non rientra in questa categoria! La pratica che insegno ha dei riferimenti filosofici nella cultura e nella medicina tradizionale cinese, tra i suoi concetti fondamentali c’è anche la coltivazione del Qi, ma si tratta di qualcosa di ben diverso da una generica “Energia”… ed è comunque un argomento che a lezione preferisco trattare con grande rispetto ma anche con grande cautela.

Come sono strutturati i tuoi corsi presso il Centro Bios?
Il corso si articola in lezioni settimanali di un’ora e mezza, da Settembre a fine Maggio. Ogni lezione prevede generalmente una prima fase di riscaldamento, ginnastica e stretching leggeri, per poi passare all’apprendimento delle tecniche base di movimento e di respirazione. È importante notare che anche se le lezioni sono sempre in gruppo, ogni praticante segue un proprio programma ed apprende al proprio ritmo, senza forzature.

Che impegno fisico richiede il corso di Tai Chi Chuan? È adatto a tutti?
Il nostro corso di Tai Chi Chuan gode di una partecipazione molto varia: maschi e femmine, giovani o meno giovani… L’impegno fisico richiesto è moderato e sempre tarato sulle peculiarità del singolo praticante. In effetti il Tai Chi Chuan viene consigliato dai medici per contrastare gli effetti di numerose patologie, dall’ipertensione alle patologie cardiovascolari, dalle perdite di equilibrio negli anziani alla fibromialgia, fino ad alcuni dei problemi più comuni della nostra epoca: stress, insonnia, depressione e sedentarietà. Si tratta pertanto di una disciplina estremamente salutare, adatta a tutti, anche a chi normalmente non pratica molta attività fisica.

Servono attrezzature o abbigliamento particolari per partecipare? Si pratica scalzi o con le scarpe?
Il Tai Chi Chuan si pratica con vestiti comodi e scarpe basse che non blocchino la caviglia, questo è tutto ciò che è necessario per cominciare. Come molte arti marziali, questa disciplina prevede poi l’utilizzo di armi della tradizione cinese, come spade, bastoni o ventagli. Ovviamente queste armi non servono per combattere, ma solo per esercitarsi nelle tecniche e nelle sequenze di movimenti. Si tratta di attrezzatura che si inizia ad utilizzare solo dopo alcuni anni di pratica e che può essere messa parzialmente a disposizione da parte della palestra, pertanto non costituisce un problema per chi vuole cominciare a frequentare un corso.

Martina Dogana: Il mio percorso di Fisioterapia al Centro Medico Bios

Martina Dogana, classe 1979, è una delle migliori triathlete italiane. Vincitrice di sei titoli italiani di triathlon lungo, di medaglie individuali e a squadre ai Campionati Europei e Mondiali e di gare di livello mondiale, è una delle poche atlete al mondo ad essersi imposta in tutti i principali circuiti di triathlon sulla lunga distanza.
Con i colori della Nazionale Italiana ha gareggiato in tutti i continenti, e continua a competere principalmente negli eventi di lunga distanza, nelle manifestazioni di triathlon più corte o a squadre e nelle podistiche su strada. Istruttrice FITri e FIN, segue bambini, ragazzi e adulti, cercando di trasmettere loro la passione per lo sport e il rispetto delle regole.

Vittima di un brutto incidente lo scorso ottobre durante un allenamento in bici, si è affidata al nostro Team per la fisioterapia; qui di seguito la sua testimonianza:

“Sono passati poco più di cinque mesi dall’incidente che mi ha causato la frattura di entrambi i capitelli radiali (gomiti), una lieve distrazione cervicale e la rotazione del bacino.
Non ho ancora recuperato al 100%, però posso affermare che sono sulla buona strada per un recupero pressoché totale. Nulla, ovviamente, é per caso. Infatti, fin da subito, ho deciso di affidarmi allo staff del Centro Medico Bios per i controlli ortopedici e la fisioterapia.
Il primo step era quello di recuperare la mobilità delle braccia: estensione, flessione e rotazione. I fisioterapisti, oltre alla terapia manuale, mi hanno insegnato esercizi graduali da fare in ambulatorio e poi a casa. Oltre a questo, ho potuto usufruire della terapia fisica muscolare Bemer a casa: due volte al giorno, oltre agli esercizi, mi sottoponevo a questa terapia che aiuta la capillarizzazione e quindi accelera la guarigione delle fratture. Man mano che il tempo passava, ho potuto integrare gli esercizi fisioterapici con quelli in piscina e in palestra perché il mio obiettivo è quello di tornare a essere competitiva e avevo bisogno di tornare negli ambienti a me più famigliari.
Oltre alle braccia, abbiamo dovuto concentrarci anche sulla zona cervicale e sul bacino. Il lavoro da fare è ancora tanto, ma non mi spaventa perché so di avere dei validi partner.”

Martina Dogana

La Donna e la sua evoluzione – L’intervista alla Dr.ssa Laura Binotto

Sensibili, flessibili e guerriere, ma anche ansiose e critiche verso sé stesse. Le complessità dell’essere donna comportano una vita in costante evoluzione, un impegno per trovare un equilibro stabile tra forza e serenità, determinazione e coraggio, riuscendo a gestire ansie e difficoltà e imparando a chiedere aiuto e a rallentare quando necessario.

Ne abbiamo parlato in questa intervista su La Piazza di Thiene con la Dr.ssa Laura Binotto, psicologa clinima dinamica e psicoterapeuta familiare

Prendersi cura del proprio cuore

Anche le ultime notizie di cronaca, purtroppo, lo confermano: la prevenzione cardiologica non è un tema da trascurare.

Le situazioni a rischio crescono normalmente con l’aumentare dell’età e in caso di stili di vita sedentari o caratterizzati da abitudini poco salutari (alcol, fumo, stress). È bene però avere presente che purtroppo talvolta non basta assicurarsi di fare una vita sana per essere esenti dall’insorgere di patologie anche gravi: non è raro infatti che anche campioni dello sport agonistico, allenati e apparentemente sani, vengano colpiti da cardiopatie più o meno gravi, come numerosi recenti avvenimenti ci ricordano.

Rischi che naturalmente non dobbiamo assolutamente trascurare in caso di presenza di fattori di rischio genetici ed ereditari, in caso di insorgenza di sintomi e dolori, o in caso di attività sportiva intensa.

Di prevenzione cardiologica in questa intervista abbiamo parlato con la Dr.ssa Cristina Molan, che ci consiglia come e quando intervenire in base al nostro “profilo personale”: ecco quindi qualche consiglio utile.

 

Onde D’urto: tutto quello che c’è da sapere

Le onde d’urto sono una metodica non invasiva utilizzata nel trattamento di molte patologie ortopediche. Hanno proprietà anti-dolorifiche, antinfiammatorie, anti-edemigene, aumentano la vascolarizzazione locale e stimolano la riparazione tessutale.

Cos’è l’onda d’urto

L’onda d’urto è essenzialmente un’onda acustica ad alta energia che viene trasmessa sulla superficie della pelle e si diffonde nel corpo. L’impulso dell’onda è generato da apposite apparecchiature che danno un impulso meccanico in sequenza rapida e ripetuta.
L’energia erogata è scelta dal fisioterapista e varia a seconda del tipo di patologia da trattare, lo stadio evolutivo e la zona interessata.

Quando utilizzarle

L’onda d’urto viene utilizzata principalmente in quattro ambiti:
1) nel trattamento delle calcificazioni di spalla e degli speroni calcaneari;
2) nelle patologie tendinee croniche come ad esempio l’epicondilite, la tendinopatia rotulea, la tendiopatia achillea, le fasciti plantari;
3) negli strappi muscolari quando si formano processi di calcificazione e/o di fibrosi;
4) nei ritardi di calcificazione dove c’è un ritardo dei processi di riparazione ossea, per prevenire la formazione di pseudoartrosi.

Quali sono gli effetti dell’onda d’urto

Quando l’onda d’urto colpisce i tessuti bersaglio li stimola ad auto-ripararsi attraverso una serie di reazioni cellulari, cascate enzimatiche e reazioni biochimiche che portano ad un effetto antinfiammatorio, antidolorifico e antiedemigeno. In particolare, quando si applicano le onde d’urto nelle calcificazioni, si verifica un aumento della vascolarizzazione locale che ha l’effetto di “sciogliere” le microcalcificazioni presenti in sede tendinea, che sono causa di dolore.

Quante applicazioni servono?

Un ciclo di onde d’urto presso il Centro Medico Bios è di circa 3-5 sedute, con la cadenza di una terapia a settimana, per ottenere il miglior effetto terapeutico.

Per i pazienti che hanno seguito altre terapie è consigliabile affidarsi a questo trattamento?

Può succedere che il paziente si rivolga a questa terapia dopo aver provato il fallimento o il beneficio momentaneo con altri tipi di trattamento. Rimane compito del medico e/o del fisioterapista valutarne l’utilizzo.

Dott.ssa Elena Pivato – Mi faccio visitare perché mi voglio bene

È un comportamento scontato fare una visita ginecologica solo se si sospetta un problema, meno usuale è considerare questa visita utile per prevenire qualche eventuale disfunzione.
Le donne devono imparare a prendere confidenza con il proprio corpo, ma anche con questa figura medica spesse volte temuta ingiustamente. Vediamo quindi di approfondire l’argomento con la dottoressa Elena Pivato, ginecologa presso il nostro Centro.

Il ginecologo ha una competenza molto più ampia rispetto a ciò che pensiamo, in che cosa può aiutarci una ginecologa?

Si può considerare riduttiva una visita ginecologica finalizzata alla sola esplorazione genitale e alla prescrizione terapeutica per disturbi minori. L’ ascolto dedicato alle problematiche e l’attività preventiva sono il valore reale della visita. Il colloquio ginecologo-paziente è uno specifico strumento diagnostico e clinico che dovrà, con la necessaria cautela, affrontare temi quali la sessualità e i rischi contraccettivi o riproduttivi, il rischio di malattie a trasmissione sessuale e molto altro, entrando in contatto con dati sensibili per la privacy. Il tutto richiede professionalità e formazione specifica, ma prima di tutto rispetto ed empatia.

Alcune donne sono refrattarie nel farsi visitare, per quale ragione secondo Lei?

L’appuntamento con il ginecologo è quasi sempre associato ad imbarazzo, disagio, ansia e talvolta persino paura. Nonostante sia ormai noto quanto prevenzione e diagnosi rappresentino degli strumenti assai efficaci per la tutela della nostra salute, molte donne si rivolgono ad un ginecologo solo quando pensano sia strettamente necessario: in caso di gravidanza o se si presentano dei disturbi. Individuare alcune patologie tempestivamente è, invece, l’unico modo per poter migliorare la prognosi e ricevere cure adeguate.

Prendendo in esame un soggetto sano quando è necessario sottoporsi ad una visita?

La visita ginecologica anche in assenza di disturbi è utile come prevenzione e controllo dello stato di salute dell’apparato genitale femminile. Per questa ragione, è consigliabile che una donna si sottoponga a controlli periodici con scadenza annuale e ad esami specialistici in ogni fase della vita: a partire dall’adolescenza, passando per la maternità, fino ad arrivare alla menopausa.

Perché sono importanti i controlli periodici?

Fare prevenzione significa aver cura con regolarità del proprio benessere, seguire uno stile di vita corretto fatto di sana alimentazione, movimento e norme igieniche da rispettare.
A tal proposito il Presidente dell’American College of Obstetrics and Gynecology (ACOG) ha sostenuto che “Una visita annuale a una donna sana può aiutare i medici a promuovere stili di vita sani e continua ad essere uno strumento utile per indagare su patologie ginecologiche frequenti”.

Una visita ginecologica può essere completata con altri esami?

Lo specialista in sede ambulatoriale spesso indirizza verso l’utilizzo supplementare della diagnostica strumentale, generalmente ecografia ginecologica e ostetrica, colposcopia. Può anche richiedere un completamento laboratoristico finalizzato al controllo dello stato generale di salute dell’apparato genitale femminile. I campi di interesse sono molteplici: informazione e prescrizione di metodi anticoncezionali, consigli e preparazione alla gravidanza, prevenzione di malattie ereditarie, ma anche diagnosi, assistenza e terapia della infertilità.

Allo scopo di sensibilizzare le donne a prendersi cura di sé, al Centro Medico Bios avete organizzato delle giornate di prevenzione, di che cosa si tratta?

La donna riveste da sempre un ruolo fondamentale all’interno della famiglia per la sua innata predisposizione ad occuparsi innanzitutto dei bisogni e della salute degli altri prima che di se stessa. “È infatti attraverso la salute della donna che passa la salute della famiglia e della società”, come ha di recente sostenuto il Ministero della Salute.

A tal proposito il Centro propone delle giornate dedicate ad una valutazione specialistica ginecologica a tariffe agevolate. L’obiettivo è concentrarsi sulla salute di tutte le donne, garantendo professionalità e qualità ad una più ampia utenza.

[intervista a cura di Stefania Zilio]

Massaggio in gravidanza e nel post-partum

Il massaggio in gravidanza, eseguito dall’ostetrica, aiuta le mamme in dolce attesa a prepararsi al parto in serenità e salute, attenuando quelle fastidiose tensioni a gambe e schiena, in tutta sicurezza per la mamma e il bambino. Ce ne parla la dott.ssa Giulia Verziaggi, ostetrica presso il nostro Centro.

In che cosa consiste il massaggio in gravidanza?

Il massaggio in gravidanza viene proposto come un momento di cura dedicato alla futura mamma. Può essere effettuato in tutti e tre i trimestri di gravidanza, salvo controindicazioni valutate dall’ostetrica e/o segnalate dal medico che segue la gestante.

Durante la seduta di massaggio vengono trattati arti inferiori, arti superiori e schiena con tecniche di massaggio sicure e in posizioni adatte all’epoca gestazionale. Vengono date, qualora vi sia la richiesta da parte della paziente, delle indicazioni per l’automassaggio all’addome, al seno e al viso.

Che benefici può dare il massaggio in gravidanza?

Il contatto esperto, rispettoso dello stato gravidico, può aiutare la donna a prendere confidenza con i cambiamenti vissuti dal suo corpo.

Molti di questi cambiamenti possono creare disagio, fastidio e dolore; dato che riguardano un periodo ben definito e limitato, spesso vengono presi come effetto collaterale e inevitabile della gravidanza e per questo vengono giustificati, non ascoltati o ignorati.

Il massaggio è uno strumento per ascoltare questi cambiamenti, infatti:

  • aiuta a ridurre stress e attenua il disagio/malessere generale che può derivare da un corpo che è in rapida trasformazione;
  • allevia le tensioni muscolari e posturali (schiena, gambe e braccia). Attenua sintomi frequenti in gravidanza quali: crampi, stanchezza delle gambe, dolore lombare e sacroiliaco, dolore cervicale e dorsale, insonnia e mal di testa;
  • facilita il drenaggio circolatorio, permettendo un buon ritorno venoso e facilitando la rimozione di liquidi che spesso portano a edema e gonfiore degli arti, soprattutto a carico di quelli inferiori.

Che effetti ha sul bambino?

Durante la vita prenatale il bambino è in stretta connessione con la sua mamma e con l’ambiente in cui lei vive. Se la mamma è preoccupata o vive stati di tensione anche lui fa esperienza di preoccupazione e stress. Se al contrario lei è in uno stato di benessere e rilassamento, anche lui ne trarrà giovamento per il suo umore e il suo sviluppo.

Prendendoci cura della madre, indirettamente ci prendiamo cura anche del suo bambino.

E dopo il parto?

Il corpo di una mamma che ha partorito è ancora in modificazione e trasformazione. Pertanto le tensioni non scompaiono sin da subito, ma spesso si trascinano e vengono messe in secondo piano, sembrando preminenti le cure da dedicare al nuovo nato.

Il massaggio e il tipo di contatto sperimentati in gravidanza possono essere proposti anche dopo il parto per:

  • prendersi del tempo per sé e per il proprio corpo;
  • trarre sollievo da tensioni e dolori derivanti dal travaglio e dal parto;
  • aiutare il corpo a ritrovare l’equilibrio pre-gravidico.
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