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Salute sotto l’albero: le idee regalo di Natale del Centro Medico Bios

Quest’anno nel nostro Centro sarà possibile acquistare un buono regalo pensato per un familiare o un amico, che può essere speso liberamente su tutta l’offerta medica per:

  • corsi di pilates, yoga integrale, tai chi chuan
  • check-up di analisi del sangue
  • visite specialistiche
  • sedute di riabilitazione fisica, fisioterapia e osteopatia
  • percorso di mindfulness

Chiedi maggiori informazioni presso la nostra segreteria per valutare tutte le possibilità che il Centro Medico può offrire.

Hai subito un colpo di frusta? L’osteopatia può essere un valido aiuto nel percorso terapeutico

Il colpo di frusta è un meccanismo di accelerazione-decelerazione con trasferimento di energia al collo.

L’impatto può causare lesioni ossee o dei tessuti molli che possono provocare una serie di manifestazioni cliniche (WhiplashAssociatedDisorder WAD). Le conseguenze di un tamponamento o di un semplice incidente stradale non si limitano al semplice dolore al collo, ma possono estendersi ad altre parti del corpo.Alcuni studi, infatti, hanno evidenziato che il trauma interessa anche il tronco e il bacino, soprattutto se la persona tende ad assumere una posizione di difesa (estendendo gli arti inferiori), ma anche solo in funzione dell’energia cinetica legata al trauma stesso.
Il colpo di frusta può essere considerato uno stress cronico traumatico in quanto causa una così forte attivazione del sistema ortosimpatico, oltre un accumulo di energia cinetica non scaricata, che l’organismo può risentirne per molto tempo
Le perturbazioni meccaniche legate al trauma possono persistere anche ad anni di distanza ed essere potenzialmente causa di disturbi a carico della regione cervicale, delle spalle, del cingolo pelvico. Per questo motivo, in seguito ad un incidente stradale è opportuno verificare, anche dopo molto tempo, il quadro complessivo, dalla testa ai piedi.

 

Anamnesi osteopatica

In fase di anamnesi l’osteopata chiede informazioni riguardanti l’incidente (dinamica dell’urto, posizione), sintomi (cervicalgia, cefalea, vertigine), intensità del dolore, se costante, diffuso,Neckdisabilityindex (concentrazione, lavoro, lettura, sonno…); chiede inoltre se il paziente ha già sofferto precedentemente di patologie a carico della zona cervicale. Pone domande sulla storia passata del paziente (altri traumi, interventi chirurgici, gravidanze ecc.)

Valutazione osteopatica

Anche a distanza di molto tempo dal trauma, l’osteopata valuta la presenza o meno di un’instabilità cervicale, valuta la mobilità di tutta la colonna (cervicale, dorsale, lombare), dell’osso sacro, del bacino; fa inoltre dei test di ascolto fasciale e cranio-sacrale per individuare le zone più in tensione, più rigide.

Il trattamento manipolativo osteopatico può essere molto utile. Vengono principalmente utilizzate tecniche di rilascio miofasciale, di drenaggio linfatico e tecniche cranio-sacrali. Queste tipologie di tecniche sono molto dolci e non invasive.  Le tecniche di rilascio miofasciale e cranio-sacrale abbassano il tono ortosimpatico, riducono il tono muscolare inducendo rilassamento questo permette all’area manipolata di rilasciarsi.

Il sistema linfatico è a tutti gli effetti un elemento centrale per la regolazione dell’infiammazione per l’osteopata è quindi fondamentale rimuovere le ostruzioni che rallentano o bloccano la circolazione linfatica. Il drenaggio linfatico è fondamentale per il ripristino di una corretta fisiologia.

Quando farsi trattare?

Dopo l’accesso al pronto soccorso e alle visite e esami prescritti se l’incidente è stato ad alto impatto, dopo la visita dal medico curante o ortopedico se l’impatto è stato medio-lieve; subito se i trauma è avvenuto mesi o anni fa.

Psicomotricità, quando serve e a chi è utile…. scopriamolo!

Cos’è la psicomotricità?

La psicomotricità è un’attività strutturata che permette di mettere in relazione la psiche (intesa come insieme di processi mentali) e la motricità (attività fisiche). La psicomotricità ha il pregio di osservare e considerare il bambino e il suo sviluppo in un’ottica globale, unitaria e complessiva. Inoltre, per i suoi componenti di base rende possibile: l’adattamento pragmatico (tecniche di apprendimento, manuali, intellettuali), l’adattamento sociale (comunicazione interpersonale), l’adattamento estetico (tecniche di espressione corporea) e l’adattamento educativo.

La psicomotricità pone al centro della sua azione il corpo e la sua espressione nel movimento, i gesti e le azioni, la relazione con gli oggetti, lo spazio, le persone, le emozioni e i pensieri. A questo punto è facile intuire come l’attività psicomotoria non è semplice movimento, ma attraverso esso rende possibile lavorare su aree specifiche della crescita dei bambini e dei ragazzi.

Come la psicomotricità può aiutare mio figlio/a in particolar modo nell’ambito scolastico?

Prima di rispondere a questa domanda è bene precisare alcuni concetti.

Il percorso scolastico, come la crescita personale, è un cammino attraverso il quale l’alunno acquisisce via via quelle competenze necessarie da mettere in pratica ogni qualvolta si presenta una “situazione di ostacolo” oppure “un problema” da risolvere. Ad esempio, il semplice calcolo con le quattro operazioni che viene appreso attraverso esercizi guidati, potrà poi essere applicato nella vita reale in ogni situazione dove sia necessario quantificare qualcosa: dal resto della spesa, al calcolo della distanza effettuata durante una passeggiata ecc ecc. Talvolta può succedere che questo automatismo di calcolo non vada a buon fine perché intervengono delle difficoltà che limitano o impediscono tali processi. Spesso, soprattutto nei primi anni di scuola, queste difficoltà si manifestano con espressioni corporee che impediscono all’alunno di rimanere concentrato sull’attività che l’insegnante propone. Quante volte abbiamo sentito riferire da insegnanti o amici che il proprio alunno o il proprio bambino “non sta mai fermo” oppure al contrario “dorme con gli occhi aperti”. Ecco, questi sono certamente due estremi ma spesso all’interno di queste due situazioni opposte possiamo riconoscere alcuni aspetti dei bambini con i quali veniamo in contatto.

La psicomotricità, attraverso attività mirate e strutturare sul singolo bambino/a può aiutare a superare questi blocchi. Questo perché, agevolare uno sviluppo psicomotorio armonico ha come conseguenza quella di far conseguire un miglior benessere personale. Ciò può permettere all’alunno di rimanere più facilmente concentrato sull’attività proposta non interrompendosi di continuo per cercare una valvola di sfogo o non distraendosi perché trova troppo difficile quello che viene richiesto entrando quindi in frustrazione.

Come fare dunque per aiutare i bambini in difficoltà e metterli in condizione di apprendere più facilmente? Ha senso sgridarli perché sono sempre gli ultimi oppure perché non stanno mai fermi? Come si pensa possano sentirsi se continuamente vengono etichettati come “ultimi o sbagliati”?

Ci sono diverse strategie o percorsi che si possono mettere in atto in queste situazioni, uno di questi è sicuramente il percorso psicomotorio. Lo psicomotricista, attraverso un lavoro ludico ma programmato può supportare il bambino e aiutarlo a trovare strategie efficaci per raggiungere gli obiettivi di crescita e i conseguire i traguardi scolastici. Inoltre, cooperando con gli altri specialisti e con gli insegnanti può indicare anche alla famiglia come affrontare quotidianamente le situazioni problematiche (ad esempio la gestione dei compiti) o gli inconvenienti derivanti da comportamenti non adeguati (ad esempio troppo vivacità o eccessiva timidezza).

Sento dire spesso questa espressione: “fare psicomotricità male non fa”, vuol dire che farla o non farla è più o meno la stessa cosa?

Purtroppo negli ultimi anni si è creata una stortura rispetto alla psicomotricità. Si vedono interi progetti strutturati solo su attività di costruzione e distruzione di percorsi con solidi di gommapiuma o sul “lanciarsi su e giù dai tappetoni”. Queste possono essere due delle infinite attività che la psicomotricità può offrire, ritengo però riduttivo e limitante restare ancorati sempre e solo ai percorsi, i quali vanno bene in una determinata fascia d’età e in un’ottica di prevenzione (di problematiche specifiche) ma risultano inefficaci quando ci si trova di fronte a problematiche più complesse e che interessano più aree.

Possiamo chiederci allora, perché un bambino dovrebbe andare a saltare su un tappeto e fare capriole quando può benissimo farlo a casa o praticando uno sport? Se le sue problematiche sono comportamentali o di apprendimento ha senso strutturare attività di questo tipo?

Il percorso psicomotorio è qualcosa di serio, di strutturato, di concordato con la famiglia e deve tenere in forte considerazione tutti gli attori che concorrono alla crescita e al benessere del bambino o del ragazzo. Un percorso che si integri con le indicazioni degli specialisti, che sappia interagire con la scuola e gli insegnanti e tenga presente anche i genitori e le abitudini familiari. Deve essere un aiuto alla famiglia non un ulteriore carico da gestire.

Se lo si considera in quest’ottica, si evince come un percorso di questo tipo può essere una risorsa per tutti quei bambini e ragazzi che manifestano difficoltà scolastiche o relazionali ma anche per le loro famiglie, le quali spesso hanno solo bisogno di un supporto e di trovare quelle strategie da mettere in campo per aiutare i loro figli a vivere proficuamente e serenamente l’esperienza scolastica e le relazioni con i pari e gli insegnanti.

Fisioterapia BIOS, elettromedicali: quali e quando usarli

TECARTERAPIA

La Tecarterapia è  un tipo di trattamento elettromedicale che utilizza il campo magnetico e trova particolare impiego nella cura di traumi e patologie infiammatorie dell’apparato muscolo-scheletrico.
Viene spesso usata dagli sportivi per velocizzare i tempi di recupero e il ritorno in campo. Si tratta di un macchinario capace di ridurre il dolore e accelerare la naturale riparazione dei tessuti. Il tutto si traduce in un accorciamento tangibile dei tempi di guarigione.

Modalità d’Uso della Tecarterapia
Il dispositivo Tecar può lavorare in due modalità: la modalità capacitiva e la modalità resistiva.
La modalità capacitiva è indicata per il trattamento di problematiche a livello dei tessuti molli, con una bassa resistenza alla corrente, come i muscoli, la cute, il tessuto connettivale, i vasi sanguigni e linfatici.
La modalità resistiva, invece, è ideale per il trattamento di danni a livello di tessuti con un’alta resistenza al passaggio di corrente, come le ossa, le articolazioni, i tendini, i legamenti, le cartilagini ecc.

A Cosa Serve la Tecarterapia: le Indicazioni
In ambito medico, la Tecarterapia trova largo impiego nel recupero da infortuni, quali distorsioni, lesioni tendinee, tendiniti, borsiti, esiti di traumi ossei, distrazioni legamentose e problemi articolari; nel trattamento di patologie muscolari e osteoarticolari, come contratture, stiramenti e strappi muscolari, lombalgie, sciatalgie, artrosi e infiammazioni osteoarticolari; nei programmi riabilitativi post-operatori, come per esempio dopo gli interventi chirurgici per l’inserimento di una protesi.

 

LASER TERAPIA

Il raggio laser entra nei tessuti e provoca una risposta biochimica sulla membrana cellulare. Fra gli effetti positivi, sono da segnalare la vasodilatazione (con un aumento del metabolismo, stimolazione neurovegetativa e modifica della pressione idrostatica intracapillare), l’aumento del drenaggio linfatico e l’attivazione del microcircolo.

A cosa serve la laserterapia
Gli scopi della laserterapia sono sostanzialmente l’effetto: antidolorifico, antiedemigeno e antinfiammatorio. L’azione antidolorifica è dovuta all’aumento della soglia della percezione delle terminazioni nervose  che conducono il segnale della percezione del dolore, e dalla liberazione di endorfine . L’effetto antinfiammatorio è dovuto all’aumento del flusso sanguigno conseguente alla vasodilatazione. Il torrente circolatorio permette di portare via le sostanze infiammatorie nella zona affetta. L’effetto biostimolante e rigenerativo sui tessuti connettivi e molli permette di accelerare la cicatrizzazione di piaghe e ulcere, favorisce la formazione di tessuto fibroso cicatriziale e, di conseguenza, ripara lesioni muscolari che non hanno indicazione chirurgica. L’azione antiedemigena (molte infiammazioni sono accompagnate da edemi) è dovuta alla modifica della pressione idrostatica intracapillare.

Campi di applicazione
Le patologie che ne traggono beneficio sono: distorsioni, lesioni legamentose e tendinee, lesioni muscolari, epicondiliti e periartriti di spalla.

 

MAGNETO TERAPIA

La magnetoterapia, è una terapia fisica che sfrutta l’azione fisica delle onde elettromagnetiche a diverse frequenze e intensità mobilitando gli ioni positivi e negativi presenti nelle cellule dell’organismo. Questi permettono di ristabilire l’equilibrio biochimico delle cellule e la funzionalità della membrana cellulare.

Campi di applicazione
Vari studi ne confermano l’utilità, in particolare nell’agevolare la guarigione dopo le fratture, favorendo la formazione del callo osseo. Ma la capacità delle onde elettromagnetiche di agire sui tessuti viene utilizzata anche per prevenire l’osteoporosi, contro il dolore cronico, da traumi o post operatorio, per favorire la cicatrizzazione delle ferite e il riassorbimento degli edemi.
Questo elettromedicale può essere utilizzato anche a domicilio: il kit viene fornito dal centro medico BIOS e può essere noleggiato per un periodo di tempo indicato dal terapista, secondo modalità adatte alla patologia.

 

ULTRASUONI

Gli ultrasuoni, sono onde acustiche con una frequenza non udibile all’orecchio umano. L’uso degli ultrasuoni è possibile perché l’onda penetra nel sistema biologico e questo ha diversi effetti sull’organismo.

Effetti degli ultrasuoni
L’irradiazione dell’onda ultrasonora, genera un effetto simile a un micro massaggio (pulsante meccanico) e anche un effetto termico. Questo mix di azioni fa sì che vengano agevolati gli scambi cellulari e intracellulari. I benefici degli ultrasuoni, dunque, si possono riscontrare a diversi livelli. La terapia è antalgica (per combattere il dolore), anti-gonfiore, anti-aderenze dei tessuti, biostimolante a livello cellulare e miorilassante (decontratturante sui muscoli).
Come vengono utilizzati
Il trattamento con ultrasuoni può essere effettuato in due modi diversi: in modo diretto e in modo indiretto. Il metodo più usato è quello per contatto diretto: si applica un gel conduttivo sulla testina dell’apparecchio e sulla zona da trattare. Quindi, si sposta la testina con movimento di tipo rotatorio lento (pulsato se l’area in questione è ridotta). Il trattamento a contatto indiretto, invece, si esegue in acqua. Si immerge la zona da trattare in una specie di bacinella e la testina rimane staccata dalla cute per 1 cm circa. Si tratta di un metodo meno comune ma molto utile nel caso in cui si debbano trattare zone irregolari e difficili da trattare direttamente: per esempio, gomiti, mani e malleoli.

Campi di applicazione
Gli ultrasuoni sono usati essenzialmente per ridurre il dolore: possono essere utili in presenza di calcificazioni di spalla, trocantere, periartriti, tendinopatie, speroni calcaneari. Hanno particolarmente un buon riscontro nel trattamento delle problematiche ossee.

ONDE D’URTO

Le onde d’urto sono una metodica non invasiva utilizzata nel trattamento di molte patologie ortopediche. Hanno proprietà anti-dolorifiche, antinfiammatorie, anti-edemigene, aumentano la vascolarizzazione locale e stimolano la riparazione tessutale.

Cos’è l’onda d’ urto
L’onda d’urto è essenzialmente un’onda acustica ad alta energia che viene trasmessa sulla superficie della pelle e si diffonde nel corpo. L’impulso dell’onda è generato da apposite apparecchiature che danno un impulso meccanico in sequenza rapida e ripetuta.
L’energia erogata è scelta dal fisioterapista e varia a seconda del tipo di patologia da trattare, lo stadio evolutivo e la zona interessata.

Quando utilizzarle
L’onda d’ urto viene utilizzata principalmente in quattro ambiti:

1)  nel trattamento delle calcificazioni di spalla e degli speroni calcaneari.
2) nelle patologie tendinee croniche come ad esempio l’epicondilite, la tendinopatia rotulea, la tendiopatia    achillea, le fasciti plantari e molto altro.
3) negli strappi muscolari quando si formano processi di calcificazione e/o di fibrosi.
4) nei ritardi di calcificazione dove c’ è un ritardo dei processi di riparazione ossea, per prevenire la formazione di pseudoartrosi

Quali sono gli effetti dell’onda d’urto?
Quando l’onda d’urto colpisce i tessuti bersaglio li stimola ad auto-ripararsi attraverso  una serie di reazioni cellulari, cascate enzimatiche e reazioni biochimiche che portano ad un effetto antinfiammatorio, antidolorifico e antiedemigeno. In particolare, quando si applicano le onde d’urto nelle calcificazioni, si verifica un aumento della vascolarizzazione locale che ha l’effetto di “sciogliere” le microcalcificazioni presenti in sede tendinea, che sono causa di dolore.

Quante applicazioni servono?
Un ciclo di onde d’urto presso il Centro Medico Bios è di circa 4-5 sedute, con la cadenza di una terapia a settimana, per ottenere il miglior effetto terapeutico.
Per i pazienti che hanno seguito altre terapie è consigliabile affidarsi a questo trattamento?
Può succedere che il paziente si rivolga a questa terapia dopo aver provato il fallimento o il beneficio momentaneo con altri tipi di trattamento. Rimane compito del medico e/o del fisioterapista valutarne l’utilizzo.

ELETTROSTIMOLATORI E TENS

Queste terapie utilizzano impulsi elettrici per avere un effetto di stimolazione a livello muscolare e nervoso. In ambito riabilitativo, se usate come elettrostimolarori,  servono per riattivare il tono muscolare quando è presente una forte atrofia, ad esempio post intervento chirurgico. Nel caso in cui sia presente la lesione del nervo servono a stimolarne la guarigione e la funzione. A seconda della modalità di utilizzo, l’ elettrostimolatore può essere utilizzato a scopo antalgico, da applicare nella zona coinvolta. Viene solitamente applicato con prescrizione medica nei casi di lombalgia, cervicalgia, dorsalgia ecc.

Come si utilizzano
Si posizionano degli elettrodi in modo da formare un quadrato sulla zona del corpo da stimolare. Esistono differenti modalità di collocazione a seconda del dispositivo, del trattamento necessario e della zona da trattare.

Fibromioalgia ed esame elettromiografico per spasmofilia e intrappolamenti nervosi periferici

La Fibromialgia è una malattia cronica complessa, caratterizzata da dolore cronico diffuso spesso associata con una varietà di sintomi o disfunzioni. Ce ne parla il Dr. Zalaffi Alessandro, neurochirurgo specialista nella chirurgia della colonna vertebrale presso il Centro Medico Bios.

La sindrome fibromialgica è considerata una condizione di dolore cronico generalizzato. Ci sono però regioni del corpo più sensibili per lo scatenamento del dolore fibromialgico. In esse si può evocare un dolore intenso anche con una palpazione lieve o moderata. Queste zone si chiamano Tender Point Fibromialgici.

Nella fibromialgia il dolore può essere accompagnato da altri sintomi: facile stancabilità, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno, sonnolenza diurna, mal di testa, intestino irritabile, dolori alla masticazione, depressione dell’umore. La sindrome fibromialgica colpisce il 2-3% della popolazione generale di entrambi i sessi e si può associare ad altre malattie reumatiche come l’artrite reumatoide e la sindrome di Sjögren.

Le cause della malattia non sono chiare, si ipotizza una interazione anomala tra sistema nervoso e sostanze circolati (ormoni, neurotrasmettitori o altre sostanze dell’infiammazione, in particolare le interleuchine). Alla base del problema vi sarebbe una maggiore sensibilità del sistema nervoso (un maggior numero di recettori o una loro maggiore efficenza) e/o una maggiore quantità di sostanze circolanti che entrano patologicamente in contatto con il sistema nervoso.

La fibromialgia può essere associata e aggravata dalla tetania latente: la spasmofilia.

Dall’inizio del 1900 è noto che la tetania (una contrazione muscolare abnorme e dolorosa) può essere dovuta ad una ridotta concentrazione di calcio nel sangue. Successivamente però sono stati identificati casi nei quali il calcio nel sangue è normale. Questi sono stati definiti come quadri di “tetania latente”. Il fenomeno può essere dovuto ad una riduzione del Magnesio, anzichè del Calcio, nel sangue. E’ stato così possibile distinguere due tipi di tetania: quella manifesta, dovuta all’ipocalcemia, e quella latente o spasmofilia, dovuta ad altri problemi, il più frequente dei quali, ma non l’unico, è una riduzione del Magnesio.

Non è facile scoprire se un soggetto affetto da fibromialgia è affetto anche da tetania latente, perchè in molti casi il dosaggio del magnesio nel sangue è normale.

Il test più utilizzato per diagnosticare questo disturbo è un particolare tipo di esame elettromiografico: il test per la spasmofilia. In questo accertamento si registra la contrazione dei muscoli della mano a riposo e dopo avere indotto una ischemia di 10 minuti. Un breve periodo di ischemia di un avambraccio e di una mano si può ottenere facilmente e senza alcun rischio, utilizzando lo sfingomanometro (l’apparecchio comunemente utilizzato per misurare la pressione arteriosa). Dopo avere misurato la pressione si lascia lo sfingomanometro sul braccio e si mantiene per 10 minuti la pressione dell’apparecchio ad un valore di 20 mmHg più alto rispetto alla pressione arteriosa massima che è stata precedentemente misurata. Un altro metodo utilizzato per evidenziare la spasmofilia consiste nel registrare, sempre con l’elettromiografia, dai muscoli della mano, senza indurre l’ischemia, ma chiedendo al soggetto esaminato di compiere respiri profondi e frequenti per tre minuti consecutivi (un’iperpnea).

Se il paziente è affetto da spasmofilia in una o in entrambe queste prove si registrano contrazioni muscolari anomale e ripetute, molto ravvicinate, le cosiddette diplette, triplette o poliplette che sono caratteristiche per questa patologia.

Se un paziente affetto da sindrome fibromialgica presenta una spasmofilia, può avere una sensibile riduzione dei sintomi grazie a varie terapie. Le terapie più semplici hanno lo scopo di incrementare la concentrazione del magnesio nel sangue. Queste stesse terapie sono molto meno efficaci nei fibromialgici che non hanno la spasmofilia.

I pazienti affetti da fibromialgia possono inoltre avere intrappolamenti nervosi periferici (tra i più frequenti vi sono la sindrome del tunnel carpale o una radicolopatia cervicale o lombare) che rendono molto più grave la sintomatologia. Il dolore avvertito da un soggetto fibromialgico è infatti molto più intenso rispetto a quello avvertito dai soggetti sani affetti dalle stesse patologie. Anche in questo caso un esame elettromiografico ed elettroneurografico tradizionale può essere di grande aiuto per aiutare a diagnosticare e ottimizzare il trattamento di queste patologie sottostanti trattabili e ridurre conseguentemente i sintomi dolorosi.

DSA a scuola, cosa e come?

Serata informativa dedicata a capire i DSA e come aiutarli anche in ambito scolastico

PROGRAMMA:

Breve introduzione sui DSA

Presa in carico del Bambino con sospetto DSA_lavoro in Eqipe

Presentazione delle norme in vigore

Discussione

Lunedì 23 Settembre 2019 ore 20:30

Presso Centro Medico Bios

Via Monte Pasubio 212/E, Zanè

È OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE

La serata è organizzata da

Eleonora Donà, logopedista

Daniele Dalla Costa, docente esperto in DSA

Rieducazione del passo

Camminare è un movimento che attuiamo in maniera spontanea, senza pensarci. Tuttavia per motivi ortopedici, traumatici o neurologici, la capacità di camminare può venire compromessa e presentare alterazioni come la presenza di zoppia e posture scorrette. Ce ne parla la dott.ssa Laura Salbego, fisioterapista presso la nuova sede riabilitativa del Centro Medico Bios.

Camminare con zoppia o posture scorrette a sua volta facilita il presentarsi di dolori diffusi dovuto al sovraccarico delle articolazioni. Le articolazioni più colpite solitamente sono la schiena, anca e ginocchio.

In molti casi la stessa persona che presenta alterazione dello schema del passo non si rende conto che presenta questa problematica, e gli viene fatta notare da persone esterne che la vedono camminare. Questo succede perchè in questi casi si altera la percezione del proprio corpo e non si è più in grado di riconoscere se si sta camminando nella maniera corretta. Anche al richiamo verbale trovano difficoltà a modificare lo schema motorio che hanno imparato e sembra che la persona non si ricordi più come si cammina in maniera corretta.

Viene quindi in aiuto la figura del fisioterapista, che rieduca il paziente a camminare nella maniera corretta. Durante la seduta si cerca di scomporre i movimenti che servono per camminare, in modo da rendere il movimento più facile da apprendere. Risulta molto importante mostrare e spiegare quali sono gli errori che si fanno, in modo da coscentizzare il paziente sullo schema scorretto, per poi poterlo modificare.

Si possono utilizzare gli specchi che aiutano il paziente a vedere come si muove nello spazio. Molte volte infatti la persona crede di deambulare nella maniera corretta, ma quando si vede allo specchio si rende conto che non è così.

Per aiutare il recupero possono essere necessari ausili come stampelle o le parallele, che vanno a diminuire il dolore e a facilitare la suddivisione dei movimenti che compongono lo schema motorio.

Seguono poi degli esercizi di stretching, rinforzo muscolare e propriocezione, che servono a percepire meglio il proprio corpo ed ottimizzare lo schema del movimento. In questo modo il cammino risulterà con uno schema del passo corretto, con un’ adeguata forza muscolare e un buon equilibrio, per evitare il presentarsi di ulteriori eventi traumatici.

L’ obiettivo è quello di recuperare la funzione e permettere al paziente di tornare in sicurezza a svolgere le sue attività, che siano attività di casa o sportive.

“Ci separiamo…ma cosa possiamo dire ai bambini?”

Dopo anni di matrimonio o di convivenza, magari dopo aver tentato un percorso di coppia, si arriva con dolore alla consapevolezza che non ci si ama più. E’ un momento molto difficile per la coppia che deve trovare la modalità migliore per sciogliersi, ma solitamente la preoccupazione maggiore è per i figli: “come possiamo dirlo? Come la prenderanno? Soffriranno? Come rassicurarli?” Questi gli interrogativi più frequenti dei genitori. Abbiamo affrontato queste domande con la dott.ssa Laura Binotto, psicoterapeuta di coppia e familiare, sessuologa clinica, specializzata in psicoterapia con bambini e adolescenti presso il Centro Medico Bios.

QUALI SONO LE PAROLE GIUSTE PER DARE AI FIGLI UNA NOTIZIA COSì DOLOROSA?

Ovviamente, non esiste una frase magica che va bene in ogni occasione, ogni famiglia ha il suo linguaggio, prima di tutto affettivo e ogni situazione è a sé. E’ importante che la notizia vada data da mamma e papà insieme  a tutti i figli (non caricando uno di un segreto da tenere con gli altri). I figli vanno rassicurati sottolineando che, anche se mamma e papà non sono più innamorati, loro non perderanno nessuno dei due, né la loro famiglia. Va anche detto chiaramente che non è mai colpa dei figli se i genitori si separano e che loro non possono fare nulla per farli tornare insieme.

COSA NON FARE IN QUESTO MOMENTO?

Non entrare nei dettagli della separazione: il papà ha fatto…la mamma ha deciso…Ed evitare le critiche rivolte all’ex partner. I figli non devo sentire di dover prendere le parti di uno o dell’altro, ma devono percepire che l’amore di mamma e papà verso di loro non cambierà nella nuova situazione di vita. Non sforzatevi di sorridere: è una scelta dolorosa anche per voi e se vi viene da piangere, potete farlo: esprimere il proprio dolore autorizza i figli a fare altrettanto.

COME RASSICURARE I FIGLI?

Spiegando nel modo più semplice possibile come evolverà la situazione: quali saranno i cambiamenti, cosa succederà. I bambini hanno un pensiero concreto e sapere come andranno le cose serve a rassicurarli. Bisogna spiegare che continueranno a vedere entrambi i genitori, ma in giorni della settimana diversi (se possibile, dite già quali). Va anche spiegato che d’ora in poi avranno due case, una con la mamma e una con il papà. Non va detto “non preoccuparti, non cambierà nulla” perché non è vero, ma possono essere messi in luce gli aspetti che non cambieranno: “continuerai ad andare a scuola nella stesso posto, continuerai il tuo sport, al pomeriggio starai con…ecc”

 COME REAGIRANNO I FIGLI?

Ogni bambino, ogni ragazzo è unico e reagisce a modo suo: potranno piangere, chiedere di uscire con gli amici, chiudersi in camera o stare in silenzio. Ogni reazione va rispettata e va lasciato il tempo di vivere il dolore. Alcuni bambini/ragazzi fanno molte domande ai genitori, domande alle quali è fondamentale rispondere, senza mentire (se alcuni aspetti non sono definiti, va detto che ancora non si sa, ma che appena si saprà, verrà detto anche a loro).

COME COMPORTARSI CON IL DOLORE DEI FIGLI?

Non è possibile pensare che i figli non soffrano per la separazione dei genitori, ma questo non vuol dire che soffriranno per sempre! Se avranno la possibilità di esprimere il loro dolore e se mamma e papà continueranno davvero ad essere presenti, i bambini si abitueranno alla nuova situazione. Non è giusto però chiedere ai figli, in modo implicito o esplicito, di “non fare storie e di adattarsi in fretta”: va tenuto conto che stanno perdendo delle sicurezze importanti, in primis quella dei genitori come coppia, ma anche alcune abitudini. E’ normale quindi che ci siano vissuti di tristezza, rabbia, ansia…La cosa migliore è dire al bambino che è comprensibile che lui si senta così, ma che mamma e papà ci sono e che può sempre parlare con loro.

QUANDO CHIEDERE AIUTO?

E’ un momento delicato, quindi un aiuto può essere necessario. Va chiesto quando i figli mostrano un disagio che in qualche modo preoccupa i genitori o quando risulta molto difficile continuare a fare i genitori insieme, parlandosi per quanto riguarda i figli e riuscendo ad accordarsi per loro, senza coinvolgerli nei conflitti.

Promozione: Check-Up Sportivo

Il Check Up Sportivo è pensato per gli atleti di tutti i livelli: per chi pratica sport a livello amatoriale, per i professionisti, e anche per chi si avvicina all’attività fisica per la prima volta e ha la necessità di valutare il proprio stato di salute e forma fisica per escludere controindicazioni alla pratica sportiva.

Con la nuova promozione proposta dal nostro Centro, dal 2 Settembre al 10 Ottobre sarà possibile effettuare il Check-Up Sportivo al costo agevolato di 39€, beneficiando del pacchetto che include i seguenti esami:

  • emocromo
  • colesterolo totale
  • colesterolo HDL
  • colesterolo LDL
  • trigliceridi
  • glicemia
  • creatinina
  • transaminasi (AST – ALT)
  • ferro
  • calcio totale
  • magnesio
  • sodio
  • potassio
  • cloro
  • cortisolo mattino
  • esame urine.

Le analisi sono effettuabili, come sempre. senza prenotazione e anche senza ricetta del medico, dal lunedì al sabato dalle 6.30 alle 10.00.

Per informazioni è possibile contattare la segreteria al nr. 0445 314741 o all’indirizzo bios@centromedicobios.com.

Quando la Psicoterapia diventa…gioco!

Nelle diverse sfide della crescita può capitare ai genitori di essere preoccupati per il proprio bambino o di incontrare delle difficoltà. Altre volte, sono proprio gli eventi di vita a mettere nelle condizioni di avere bisogno di un aiuto esterno: un trauma, un lutto, una separazione. Ci siamo chiesti quali sono le motivazioni per chiedere un supporto psicologico e quali sono gli strumenti che vengono utilizzati nelle psicoterapie dei più piccoli: ce ne parla la dott.ssa Laura Binotto, psicoterapeuta familiare presso il Centro Medico Bios, con diverse specializzazioni in età evolutiva e con anni di esperienza al fianco dei genitori.

COSA PORTA I GENITORI A CHIEDERE UNA CONSULENZA PSICOLOGICA PER IL LORO BAMBINO?

I genitori richiedono una prima consulenza su loro iniziativa o su suggerimento degli insegnanti o del pediatra/neuropsichiatra infantile. Le problematiche possono riguardare molti ambiti diversi: difficoltà scolastiche, fatica a stare fermo o a rispettare le regole, difficoltà nell’esprimere e gestire alcune emozioni (rabbia, imbarazzo, dolore, paura), disturbi d’ansia, somatizzazioni. Oppure possono esserci delle paure specifiche e persistenti, dei blocchi rispetto ai traguardi dello sviluppo (ad esempio, il linguaggio, la continenza, il dormire nel proprio letto…). Altre volte ancora, i genitori si rivolgono a me per aiutare i figli ad affrontare eventi di vita: l’arrivo di un fratellino, un lutto, una separazione, un trasloco…

QUALI SONO GLI ASPETTI IMPORTANTI DA TENERE IN CONSIDERAZIONE SE I GENITORI SONO PREOCCUPATI PER IL PROPRIO FIGLIO?

Risulta cruciale la precocità dell’intervento: generalmente, prima un bambino viene preso in carico, prima un bambino viene preso in carico, più velocemente potrà risolversi la problematica presente. I disturbi con eserdio nella prima infanzia che vengono trascurati, possono strutturarsi in modo stabile e diventa decisamente più complesso aiutare il bambino. Va però evitato l’allarmismo: se ci sono dei dubbi, potrebbe essere utile confrontarsi con il pediatra o con gli insegnanti per capire se può essere utile richiedere una consulenza o se basta lasciare al bambino un po’ di tempo.

L’altro aspetto importante è che i bambini fanno fatica ad esprimere le loro emozioni con le parole, quindi i loro disagi solitamente trovano espressione nel copro (con i sintomi psicosomatici) o nel comportamento (paure, capricci, scatti di rabbia, iperattività…).

COME LAVORA LO PSICOTERAPEUTA IN QUESTI CASI? QUALI FASI SEGUE IL PERCORSO?

Innanzitutto, lo psicoterapeuta incontra entrambi i genitori senza il bambino per poter comprendere bene la situazione, fare domande sui contesti di vita, sui traguardi di sviluppo, sul sintomo e sulla storia del bambino. Può essere che poi il terapeuta potrà decidere di lavorare solo con i genitori, suggerendo loro delle strategie da mettere in atto con il figlio per aiutarlo o di vedere il bambino. In quest’ultimo caso, valuterà se vederlo con tutta la famiglia o in psicoterapia individuale. Il terapeuta, se necessario, lavorerà in équipe con pediatra, neuropsichiatra, logopedista, insegnanti e con gli altri educatori di riferimento,in modo da poter creare una rete.

QUALI SONO GLI STRUMENTI PER LAVORARE CON I BAMBINI?

Nella psicoterapia con il bambino, il clinico utilizza strumenti diversi da quelli scelti nel lavoro con gli adulti. Si prediligono tecniche e attività molto evocative che permettono di accedere al mondo interiore attraverso il linguaggio emotivo del bambino. Tecniche di questo tipo sono le favole, i disegni e il gioco. Il bambino può giocare da solo, con il terapeuta o con i genitori. Giocare ha un grande significato e un notevole potere terapeutico proprio perché nel gioco il bambino apprende, esprime se  stesso e non ha bisogno di utilizzare difese. Il gioco è la manifestazione dell’attuale struttura di personalità del bambino e permette di lavorare sui suoi bisogni, rifornendolo di risorse e consentendo l’elaborazione degli ostacoli al suo sviluppo.

QUAL E’ IL RUOLO DEI GENITORI?

I genitori sono sempre coinvolti nel percorso, anche quando si tratta di una terapia individuale. Spesso il terapeuta insegna giochi e strategie da utilizzare anche a casa insieme a mamma e papà. A volte, si lavora con tutta la famiglia proprio giocando: la psicoterapia familiare corporea permette di lavorare in modo profondo anche in situazioni molto dolorose e complesse.

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