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L’Onda del Respiro

Il respiro, come le onde, non si arrende mai. Sorge spontaneo, naturale, necessario, indipendente dalla nostra volontà.

 

L’onda del respiro”

 Teresa Sintoni, Yoga Master Parsifal, ci insegna l’Arte di respirare.

 

Domenica 22 Marzo 2020 alle ore 9:30 presso Centro Medico Bios di Zanè.

 

Un’occasione unica per approfondire la pratica dello Yoga Integrale e la Scienza del Respiro.

INFO E PRENOTAZIONE: 0445 314741.

Terapia del dolore: il diritto di non soffrire

Il dolore cronico ha un inizio molto simile a molte altre patologie: inizia con un insulto dei tessuti/organi in relazione ad una malattia, ad un trauma o come esito di un intervento chirurgico pur tecnicamente ben eseguito. Altre volte il dolore diviene cronico di per sè stesso, senza apparente causa. Ne parliamo con il Dr. Giampiero Gallo, specialista in terapia antalgica presso il Centro Medico Bios.

 

Hai subito un colpo di frusta? L’osteopatia può essere un valido aiuto nel percorso terapeutico

Il colpo di frusta è un meccanismo di accelerazione-decelerazione con trasferimento di energia al collo.

L’impatto può causare lesioni ossee o dei tessuti molli che possono provocare una serie di manifestazioni cliniche (WhiplashAssociatedDisorder WAD). Le conseguenze di un tamponamento o di un semplice incidente stradale non si limitano al semplice dolore al collo, ma possono estendersi ad altre parti del corpo.Alcuni studi, infatti, hanno evidenziato che il trauma interessa anche il tronco e il bacino, soprattutto se la persona tende ad assumere una posizione di difesa (estendendo gli arti inferiori), ma anche solo in funzione dell’energia cinetica legata al trauma stesso.
Il colpo di frusta può essere considerato uno stress cronico traumatico in quanto causa una così forte attivazione del sistema ortosimpatico, oltre un accumulo di energia cinetica non scaricata, che l’organismo può risentirne per molto tempo
Le perturbazioni meccaniche legate al trauma possono persistere anche ad anni di distanza ed essere potenzialmente causa di disturbi a carico della regione cervicale, delle spalle, del cingolo pelvico. Per questo motivo, in seguito ad un incidente stradale è opportuno verificare, anche dopo molto tempo, il quadro complessivo, dalla testa ai piedi.

 

Anamnesi osteopatica

In fase di anamnesi l’osteopata chiede informazioni riguardanti l’incidente (dinamica dell’urto, posizione), sintomi (cervicalgia, cefalea, vertigine), intensità del dolore, se costante, diffuso,Neckdisabilityindex (concentrazione, lavoro, lettura, sonno…); chiede inoltre se il paziente ha già sofferto precedentemente di patologie a carico della zona cervicale. Pone domande sulla storia passata del paziente (altri traumi, interventi chirurgici, gravidanze ecc.)

Valutazione osteopatica

Anche a distanza di molto tempo dal trauma, l’osteopata valuta la presenza o meno di un’instabilità cervicale, valuta la mobilità di tutta la colonna (cervicale, dorsale, lombare), dell’osso sacro, del bacino; fa inoltre dei test di ascolto fasciale e cranio-sacrale per individuare le zone più in tensione, più rigide.

Il trattamento manipolativo osteopatico può essere molto utile. Vengono principalmente utilizzate tecniche di rilascio miofasciale, di drenaggio linfatico e tecniche cranio-sacrali. Queste tipologie di tecniche sono molto dolci e non invasive.  Le tecniche di rilascio miofasciale e cranio-sacrale abbassano il tono ortosimpatico, riducono il tono muscolare inducendo rilassamento questo permette all’area manipolata di rilasciarsi.

Il sistema linfatico è a tutti gli effetti un elemento centrale per la regolazione dell’infiammazione per l’osteopata è quindi fondamentale rimuovere le ostruzioni che rallentano o bloccano la circolazione linfatica. Il drenaggio linfatico è fondamentale per il ripristino di una corretta fisiologia.

Quando farsi trattare?

Dopo l’accesso al pronto soccorso e alle visite e esami prescritti se l’incidente è stato ad alto impatto, dopo la visita dal medico curante o ortopedico se l’impatto è stato medio-lieve; subito se i trauma è avvenuto mesi o anni fa.

Fisioterapia BIOS, elettromedicali: quali e quando usarli

TECARTERAPIA

La Tecarterapia è  un tipo di trattamento elettromedicale che utilizza il campo magnetico e trova particolare impiego nella cura di traumi e patologie infiammatorie dell’apparato muscolo-scheletrico.
Viene spesso usata dagli sportivi per velocizzare i tempi di recupero e il ritorno in campo. Si tratta di un macchinario capace di ridurre il dolore e accelerare la naturale riparazione dei tessuti. Il tutto si traduce in un accorciamento tangibile dei tempi di guarigione.

Modalità d’Uso della Tecarterapia
Il dispositivo Tecar può lavorare in due modalità: la modalità capacitiva e la modalità resistiva.
La modalità capacitiva è indicata per il trattamento di problematiche a livello dei tessuti molli, con una bassa resistenza alla corrente, come i muscoli, la cute, il tessuto connettivale, i vasi sanguigni e linfatici.
La modalità resistiva, invece, è ideale per il trattamento di danni a livello di tessuti con un’alta resistenza al passaggio di corrente, come le ossa, le articolazioni, i tendini, i legamenti, le cartilagini ecc.

A Cosa Serve la Tecarterapia: le Indicazioni
In ambito medico, la Tecarterapia trova largo impiego nel recupero da infortuni, quali distorsioni, lesioni tendinee, tendiniti, borsiti, esiti di traumi ossei, distrazioni legamentose e problemi articolari; nel trattamento di patologie muscolari e osteoarticolari, come contratture, stiramenti e strappi muscolari, lombalgie, sciatalgie, artrosi e infiammazioni osteoarticolari; nei programmi riabilitativi post-operatori, come per esempio dopo gli interventi chirurgici per l’inserimento di una protesi.

 

LASER TERAPIA

Il raggio laser entra nei tessuti e provoca una risposta biochimica sulla membrana cellulare. Fra gli effetti positivi, sono da segnalare la vasodilatazione (con un aumento del metabolismo, stimolazione neurovegetativa e modifica della pressione idrostatica intracapillare), l’aumento del drenaggio linfatico e l’attivazione del microcircolo.

A cosa serve la laserterapia
Gli scopi della laserterapia sono sostanzialmente l’effetto: antidolorifico, antiedemigeno e antinfiammatorio. L’azione antidolorifica è dovuta all’aumento della soglia della percezione delle terminazioni nervose  che conducono il segnale della percezione del dolore, e dalla liberazione di endorfine . L’effetto antinfiammatorio è dovuto all’aumento del flusso sanguigno conseguente alla vasodilatazione. Il torrente circolatorio permette di portare via le sostanze infiammatorie nella zona affetta. L’effetto biostimolante e rigenerativo sui tessuti connettivi e molli permette di accelerare la cicatrizzazione di piaghe e ulcere, favorisce la formazione di tessuto fibroso cicatriziale e, di conseguenza, ripara lesioni muscolari che non hanno indicazione chirurgica. L’azione antiedemigena (molte infiammazioni sono accompagnate da edemi) è dovuta alla modifica della pressione idrostatica intracapillare.

Campi di applicazione
Le patologie che ne traggono beneficio sono: distorsioni, lesioni legamentose e tendinee, lesioni muscolari, epicondiliti e periartriti di spalla.

 

MAGNETO TERAPIA

La magnetoterapia, è una terapia fisica che sfrutta l’azione fisica delle onde elettromagnetiche a diverse frequenze e intensità mobilitando gli ioni positivi e negativi presenti nelle cellule dell’organismo. Questi permettono di ristabilire l’equilibrio biochimico delle cellule e la funzionalità della membrana cellulare.

Campi di applicazione
Vari studi ne confermano l’utilità, in particolare nell’agevolare la guarigione dopo le fratture, favorendo la formazione del callo osseo. Ma la capacità delle onde elettromagnetiche di agire sui tessuti viene utilizzata anche per prevenire l’osteoporosi, contro il dolore cronico, da traumi o post operatorio, per favorire la cicatrizzazione delle ferite e il riassorbimento degli edemi.
Questo elettromedicale può essere utilizzato anche a domicilio: il kit viene fornito dal centro medico BIOS e può essere noleggiato per un periodo di tempo indicato dal terapista, secondo modalità adatte alla patologia.

 

ULTRASUONI

Gli ultrasuoni, sono onde acustiche con una frequenza non udibile all’orecchio umano. L’uso degli ultrasuoni è possibile perché l’onda penetra nel sistema biologico e questo ha diversi effetti sull’organismo.

Effetti degli ultrasuoni
L’irradiazione dell’onda ultrasonora, genera un effetto simile a un micro massaggio (pulsante meccanico) e anche un effetto termico. Questo mix di azioni fa sì che vengano agevolati gli scambi cellulari e intracellulari. I benefici degli ultrasuoni, dunque, si possono riscontrare a diversi livelli. La terapia è antalgica (per combattere il dolore), anti-gonfiore, anti-aderenze dei tessuti, biostimolante a livello cellulare e miorilassante (decontratturante sui muscoli).
Come vengono utilizzati
Il trattamento con ultrasuoni può essere effettuato in due modi diversi: in modo diretto e in modo indiretto. Il metodo più usato è quello per contatto diretto: si applica un gel conduttivo sulla testina dell’apparecchio e sulla zona da trattare. Quindi, si sposta la testina con movimento di tipo rotatorio lento (pulsato se l’area in questione è ridotta). Il trattamento a contatto indiretto, invece, si esegue in acqua. Si immerge la zona da trattare in una specie di bacinella e la testina rimane staccata dalla cute per 1 cm circa. Si tratta di un metodo meno comune ma molto utile nel caso in cui si debbano trattare zone irregolari e difficili da trattare direttamente: per esempio, gomiti, mani e malleoli.

Campi di applicazione
Gli ultrasuoni sono usati essenzialmente per ridurre il dolore: possono essere utili in presenza di calcificazioni di spalla, trocantere, periartriti, tendinopatie, speroni calcaneari. Hanno particolarmente un buon riscontro nel trattamento delle problematiche ossee.

ONDE D’URTO

Le onde d’urto sono una metodica non invasiva utilizzata nel trattamento di molte patologie ortopediche. Hanno proprietà anti-dolorifiche, antinfiammatorie, anti-edemigene, aumentano la vascolarizzazione locale e stimolano la riparazione tessutale.

Cos’è l’onda d’ urto
L’onda d’urto è essenzialmente un’onda acustica ad alta energia che viene trasmessa sulla superficie della pelle e si diffonde nel corpo. L’impulso dell’onda è generato da apposite apparecchiature che danno un impulso meccanico in sequenza rapida e ripetuta.
L’energia erogata è scelta dal fisioterapista e varia a seconda del tipo di patologia da trattare, lo stadio evolutivo e la zona interessata.

Quando utilizzarle
L’onda d’ urto viene utilizzata principalmente in quattro ambiti:

1)  nel trattamento delle calcificazioni di spalla e degli speroni calcaneari.
2) nelle patologie tendinee croniche come ad esempio l’epicondilite, la tendinopatia rotulea, la tendiopatia    achillea, le fasciti plantari e molto altro.
3) negli strappi muscolari quando si formano processi di calcificazione e/o di fibrosi.
4) nei ritardi di calcificazione dove c’ è un ritardo dei processi di riparazione ossea, per prevenire la formazione di pseudoartrosi

Quali sono gli effetti dell’onda d’urto?
Quando l’onda d’urto colpisce i tessuti bersaglio li stimola ad auto-ripararsi attraverso  una serie di reazioni cellulari, cascate enzimatiche e reazioni biochimiche che portano ad un effetto antinfiammatorio, antidolorifico e antiedemigeno. In particolare, quando si applicano le onde d’urto nelle calcificazioni, si verifica un aumento della vascolarizzazione locale che ha l’effetto di “sciogliere” le microcalcificazioni presenti in sede tendinea, che sono causa di dolore.

Quante applicazioni servono?
Un ciclo di onde d’urto presso il Centro Medico Bios è di circa 4-5 sedute, con la cadenza di una terapia a settimana, per ottenere il miglior effetto terapeutico.
Per i pazienti che hanno seguito altre terapie è consigliabile affidarsi a questo trattamento?
Può succedere che il paziente si rivolga a questa terapia dopo aver provato il fallimento o il beneficio momentaneo con altri tipi di trattamento. Rimane compito del medico e/o del fisioterapista valutarne l’utilizzo.

ELETTROSTIMOLATORI E TENS

Queste terapie utilizzano impulsi elettrici per avere un effetto di stimolazione a livello muscolare e nervoso. In ambito riabilitativo, se usate come elettrostimolarori,  servono per riattivare il tono muscolare quando è presente una forte atrofia, ad esempio post intervento chirurgico. Nel caso in cui sia presente la lesione del nervo servono a stimolarne la guarigione e la funzione. A seconda della modalità di utilizzo, l’ elettrostimolatore può essere utilizzato a scopo antalgico, da applicare nella zona coinvolta. Viene solitamente applicato con prescrizione medica nei casi di lombalgia, cervicalgia, dorsalgia ecc.

Come si utilizzano
Si posizionano degli elettrodi in modo da formare un quadrato sulla zona del corpo da stimolare. Esistono differenti modalità di collocazione a seconda del dispositivo, del trattamento necessario e della zona da trattare.

Fibromioalgia ed esame elettromiografico per spasmofilia e intrappolamenti nervosi periferici

La Fibromialgia è una malattia cronica complessa, caratterizzata da dolore cronico diffuso spesso associata con una varietà di sintomi o disfunzioni. Ce ne parla il Dr. Zalaffi Alessandro, neurochirurgo specialista nella chirurgia della colonna vertebrale presso il Centro Medico Bios.

La sindrome fibromialgica è considerata una condizione di dolore cronico generalizzato. Ci sono però regioni del corpo più sensibili per lo scatenamento del dolore fibromialgico. In esse si può evocare un dolore intenso anche con una palpazione lieve o moderata. Queste zone si chiamano Tender Point Fibromialgici.

Nella fibromialgia il dolore può essere accompagnato da altri sintomi: facile stancabilità, difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno, sonnolenza diurna, mal di testa, intestino irritabile, dolori alla masticazione, depressione dell’umore. La sindrome fibromialgica colpisce il 2-3% della popolazione generale di entrambi i sessi e si può associare ad altre malattie reumatiche come l’artrite reumatoide e la sindrome di Sjögren.

Le cause della malattia non sono chiare, si ipotizza una interazione anomala tra sistema nervoso e sostanze circolati (ormoni, neurotrasmettitori o altre sostanze dell’infiammazione, in particolare le interleuchine). Alla base del problema vi sarebbe una maggiore sensibilità del sistema nervoso (un maggior numero di recettori o una loro maggiore efficenza) e/o una maggiore quantità di sostanze circolanti che entrano patologicamente in contatto con il sistema nervoso.

La fibromialgia può essere associata e aggravata dalla tetania latente: la spasmofilia.

Dall’inizio del 1900 è noto che la tetania (una contrazione muscolare abnorme e dolorosa) può essere dovuta ad una ridotta concentrazione di calcio nel sangue. Successivamente però sono stati identificati casi nei quali il calcio nel sangue è normale. Questi sono stati definiti come quadri di “tetania latente”. Il fenomeno può essere dovuto ad una riduzione del Magnesio, anzichè del Calcio, nel sangue. E’ stato così possibile distinguere due tipi di tetania: quella manifesta, dovuta all’ipocalcemia, e quella latente o spasmofilia, dovuta ad altri problemi, il più frequente dei quali, ma non l’unico, è una riduzione del Magnesio.

Non è facile scoprire se un soggetto affetto da fibromialgia è affetto anche da tetania latente, perchè in molti casi il dosaggio del magnesio nel sangue è normale.

Il test più utilizzato per diagnosticare questo disturbo è un particolare tipo di esame elettromiografico: il test per la spasmofilia. In questo accertamento si registra la contrazione dei muscoli della mano a riposo e dopo avere indotto una ischemia di 10 minuti. Un breve periodo di ischemia di un avambraccio e di una mano si può ottenere facilmente e senza alcun rischio, utilizzando lo sfingomanometro (l’apparecchio comunemente utilizzato per misurare la pressione arteriosa). Dopo avere misurato la pressione si lascia lo sfingomanometro sul braccio e si mantiene per 10 minuti la pressione dell’apparecchio ad un valore di 20 mmHg più alto rispetto alla pressione arteriosa massima che è stata precedentemente misurata. Un altro metodo utilizzato per evidenziare la spasmofilia consiste nel registrare, sempre con l’elettromiografia, dai muscoli della mano, senza indurre l’ischemia, ma chiedendo al soggetto esaminato di compiere respiri profondi e frequenti per tre minuti consecutivi (un’iperpnea).

Se il paziente è affetto da spasmofilia in una o in entrambe queste prove si registrano contrazioni muscolari anomale e ripetute, molto ravvicinate, le cosiddette diplette, triplette o poliplette che sono caratteristiche per questa patologia.

Se un paziente affetto da sindrome fibromialgica presenta una spasmofilia, può avere una sensibile riduzione dei sintomi grazie a varie terapie. Le terapie più semplici hanno lo scopo di incrementare la concentrazione del magnesio nel sangue. Queste stesse terapie sono molto meno efficaci nei fibromialgici che non hanno la spasmofilia.

I pazienti affetti da fibromialgia possono inoltre avere intrappolamenti nervosi periferici (tra i più frequenti vi sono la sindrome del tunnel carpale o una radicolopatia cervicale o lombare) che rendono molto più grave la sintomatologia. Il dolore avvertito da un soggetto fibromialgico è infatti molto più intenso rispetto a quello avvertito dai soggetti sani affetti dalle stesse patologie. Anche in questo caso un esame elettromiografico ed elettroneurografico tradizionale può essere di grande aiuto per aiutare a diagnosticare e ottimizzare il trattamento di queste patologie sottostanti trattabili e ridurre conseguentemente i sintomi dolorosi.

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