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DSA a scuola, cosa e come?

Serata informativa dedicata a capire i DSA e come aiutarli anche in ambito scolastico

PROGRAMMA:

Breve introduzione sui DSA

Presa in carico del Bambino con sospetto DSA_lavoro in Eqipe

Presentazione delle norme in vigore

Discussione

Lunedì 23 Settembre 2019 ore 20:30

Presso Centro Medico Bios

Via Monte Pasubio 212/E, Zanè

È OBBLIGATORIA LA PRENOTAZIONE

La serata è organizzata da

Eleonora Donà, logopedista

Daniele Dalla Costa, docente esperto in DSA

Rieducazione del passo

Camminare è un movimento che attuiamo in maniera spontanea, senza pensarci. Tuttavia per motivi ortopedici, traumatici o neurologici, la capacità di camminare può venire compromessa e presentare alterazioni come la presenza di zoppia e posture scorrette. Ce ne parla la dott.ssa Laura Salbego, fisioterapista presso la nuova sede riabilitativa del Centro Medico Bios.

Camminare con zoppia o posture scorrette a sua volta facilita il presentarsi di dolori diffusi dovuto al sovraccarico delle articolazioni. Le articolazioni più colpite solitamente sono la schiena, anca e ginocchio.

In molti casi la stessa persona che presenta alterazione dello schema del passo non si rende conto che presenta questa problematica, e gli viene fatta notare da persone esterne che la vedono camminare. Questo succede perchè in questi casi si altera la percezione del proprio corpo e non si è più in grado di riconoscere se si sta camminando nella maniera corretta. Anche al richiamo verbale trovano difficoltà a modificare lo schema motorio che hanno imparato e sembra che la persona non si ricordi più come si cammina in maniera corretta.

Viene quindi in aiuto la figura del fisioterapista, che rieduca il paziente a camminare nella maniera corretta. Durante la seduta si cerca di scomporre i movimenti che servono per camminare, in modo da rendere il movimento più facile da apprendere. Risulta molto importante mostrare e spiegare quali sono gli errori che si fanno, in modo da coscentizzare il paziente sullo schema scorretto, per poi poterlo modificare.

Si possono utilizzare gli specchi che aiutano il paziente a vedere come si muove nello spazio. Molte volte infatti la persona crede di deambulare nella maniera corretta, ma quando si vede allo specchio si rende conto che non è così.

Per aiutare il recupero possono essere necessari ausili come stampelle o le parallele, che vanno a diminuire il dolore e a facilitare la suddivisione dei movimenti che compongono lo schema motorio.

Seguono poi degli esercizi di stretching, rinforzo muscolare e propriocezione, che servono a percepire meglio il proprio corpo ed ottimizzare lo schema del movimento. In questo modo il cammino risulterà con uno schema del passo corretto, con un’ adeguata forza muscolare e un buon equilibrio, per evitare il presentarsi di ulteriori eventi traumatici.

L’ obiettivo è quello di recuperare la funzione e permettere al paziente di tornare in sicurezza a svolgere le sue attività, che siano attività di casa o sportive.

“Ci separiamo…ma cosa possiamo dire ai bambini?”

Dopo anni di matrimonio o di convivenza, magari dopo aver tentato un percorso di coppia, si arriva con dolore alla consapevolezza che non ci si ama più. E’ un momento molto difficile per la coppia che deve trovare la modalità migliore per sciogliersi, ma solitamente la preoccupazione maggiore è per i figli: “come possiamo dirlo? Come la prenderanno? Soffriranno? Come rassicurarli?” Questi gli interrogativi più frequenti dei genitori. Abbiamo affrontato queste domande con la dott.ssa Laura Binotto, psicoterapeuta di coppia e familiare, sessuologa clinica, specializzata in psicoterapia con bambini e adolescenti presso il Centro Medico Bios.

QUALI SONO LE PAROLE GIUSTE PER DARE AI FIGLI UNA NOTIZIA COSì DOLOROSA?

Ovviamente, non esiste una frase magica che va bene in ogni occasione, ogni famiglia ha il suo linguaggio, prima di tutto affettivo e ogni situazione è a sé. E’ importante che la notizia vada data da mamma e papà insieme  a tutti i figli (non caricando uno di un segreto da tenere con gli altri). I figli vanno rassicurati sottolineando che, anche se mamma e papà non sono più innamorati, loro non perderanno nessuno dei due, né la loro famiglia. Va anche detto chiaramente che non è mai colpa dei figli se i genitori si separano e che loro non possono fare nulla per farli tornare insieme.

COSA NON FARE IN QUESTO MOMENTO?

Non entrare nei dettagli della separazione: il papà ha fatto…la mamma ha deciso…Ed evitare le critiche rivolte all’ex partner. I figli non devo sentire di dover prendere le parti di uno o dell’altro, ma devono percepire che l’amore di mamma e papà verso di loro non cambierà nella nuova situazione di vita. Non sforzatevi di sorridere: è una scelta dolorosa anche per voi e se vi viene da piangere, potete farlo: esprimere il proprio dolore autorizza i figli a fare altrettanto.

COME RASSICURARE I FIGLI?

Spiegando nel modo più semplice possibile come evolverà la situazione: quali saranno i cambiamenti, cosa succederà. I bambini hanno un pensiero concreto e sapere come andranno le cose serve a rassicurarli. Bisogna spiegare che continueranno a vedere entrambi i genitori, ma in giorni della settimana diversi (se possibile, dite già quali). Va anche spiegato che d’ora in poi avranno due case, una con la mamma e una con il papà. Non va detto “non preoccuparti, non cambierà nulla” perché non è vero, ma possono essere messi in luce gli aspetti che non cambieranno: “continuerai ad andare a scuola nella stesso posto, continuerai il tuo sport, al pomeriggio starai con…ecc”

 COME REAGIRANNO I FIGLI?

Ogni bambino, ogni ragazzo è unico e reagisce a modo suo: potranno piangere, chiedere di uscire con gli amici, chiudersi in camera o stare in silenzio. Ogni reazione va rispettata e va lasciato il tempo di vivere il dolore. Alcuni bambini/ragazzi fanno molte domande ai genitori, domande alle quali è fondamentale rispondere, senza mentire (se alcuni aspetti non sono definiti, va detto che ancora non si sa, ma che appena si saprà, verrà detto anche a loro).

COME COMPORTARSI CON IL DOLORE DEI FIGLI?

Non è possibile pensare che i figli non soffrano per la separazione dei genitori, ma questo non vuol dire che soffriranno per sempre! Se avranno la possibilità di esprimere il loro dolore e se mamma e papà continueranno davvero ad essere presenti, i bambini si abitueranno alla nuova situazione. Non è giusto però chiedere ai figli, in modo implicito o esplicito, di “non fare storie e di adattarsi in fretta”: va tenuto conto che stanno perdendo delle sicurezze importanti, in primis quella dei genitori come coppia, ma anche alcune abitudini. E’ normale quindi che ci siano vissuti di tristezza, rabbia, ansia…La cosa migliore è dire al bambino che è comprensibile che lui si senta così, ma che mamma e papà ci sono e che può sempre parlare con loro.

QUANDO CHIEDERE AIUTO?

E’ un momento delicato, quindi un aiuto può essere necessario. Va chiesto quando i figli mostrano un disagio che in qualche modo preoccupa i genitori o quando risulta molto difficile continuare a fare i genitori insieme, parlandosi per quanto riguarda i figli e riuscendo ad accordarsi per loro, senza coinvolgerli nei conflitti.

Quando la Psicoterapia diventa…gioco!

Nelle diverse sfide della crescita può capitare ai genitori di essere preoccupati per il proprio bambino o di incontrare delle difficoltà. Altre volte, sono proprio gli eventi di vita a mettere nelle condizioni di avere bisogno di un aiuto esterno: un trauma, un lutto, una separazione. Ci siamo chiesti quali sono le motivazioni per chiedere un supporto psicologico e quali sono gli strumenti che vengono utilizzati nelle psicoterapie dei più piccoli: ce ne parla la dott.ssa Laura Binotto, psicoterapeuta familiare presso il Centro Medico Bios, con diverse specializzazioni in età evolutiva e con anni di esperienza al fianco dei genitori.

COSA PORTA I GENITORI A CHIEDERE UNA CONSULENZA PSICOLOGICA PER IL LORO BAMBINO?

I genitori richiedono una prima consulenza su loro iniziativa o su suggerimento degli insegnanti o del pediatra/neuropsichiatra infantile. Le problematiche possono riguardare molti ambiti diversi: difficoltà scolastiche, fatica a stare fermo o a rispettare le regole, difficoltà nell’esprimere e gestire alcune emozioni (rabbia, imbarazzo, dolore, paura), disturbi d’ansia, somatizzazioni. Oppure possono esserci delle paure specifiche e persistenti, dei blocchi rispetto ai traguardi dello sviluppo (ad esempio, il linguaggio, la continenza, il dormire nel proprio letto…). Altre volte ancora, i genitori si rivolgono a me per aiutare i figli ad affrontare eventi di vita: l’arrivo di un fratellino, un lutto, una separazione, un trasloco…

QUALI SONO GLI ASPETTI IMPORTANTI DA TENERE IN CONSIDERAZIONE SE I GENITORI SONO PREOCCUPATI PER IL PROPRIO FIGLIO?

Risulta cruciale la precocità dell’intervento: generalmente, prima un bambino viene preso in carico, prima un bambino viene preso in carico, più velocemente potrà risolversi la problematica presente. I disturbi con eserdio nella prima infanzia che vengono trascurati, possono strutturarsi in modo stabile e diventa decisamente più complesso aiutare il bambino. Va però evitato l’allarmismo: se ci sono dei dubbi, potrebbe essere utile confrontarsi con il pediatra o con gli insegnanti per capire se può essere utile richiedere una consulenza o se basta lasciare al bambino un po’ di tempo.

L’altro aspetto importante è che i bambini fanno fatica ad esprimere le loro emozioni con le parole, quindi i loro disagi solitamente trovano espressione nel copro (con i sintomi psicosomatici) o nel comportamento (paure, capricci, scatti di rabbia, iperattività…).

COME LAVORA LO PSICOTERAPEUTA IN QUESTI CASI? QUALI FASI SEGUE IL PERCORSO?

Innanzitutto, lo psicoterapeuta incontra entrambi i genitori senza il bambino per poter comprendere bene la situazione, fare domande sui contesti di vita, sui traguardi di sviluppo, sul sintomo e sulla storia del bambino. Può essere che poi il terapeuta potrà decidere di lavorare solo con i genitori, suggerendo loro delle strategie da mettere in atto con il figlio per aiutarlo o di vedere il bambino. In quest’ultimo caso, valuterà se vederlo con tutta la famiglia o in psicoterapia individuale. Il terapeuta, se necessario, lavorerà in équipe con pediatra, neuropsichiatra, logopedista, insegnanti e con gli altri educatori di riferimento,in modo da poter creare una rete.

QUALI SONO GLI STRUMENTI PER LAVORARE CON I BAMBINI?

Nella psicoterapia con il bambino, il clinico utilizza strumenti diversi da quelli scelti nel lavoro con gli adulti. Si prediligono tecniche e attività molto evocative che permettono di accedere al mondo interiore attraverso il linguaggio emotivo del bambino. Tecniche di questo tipo sono le favole, i disegni e il gioco. Il bambino può giocare da solo, con il terapeuta o con i genitori. Giocare ha un grande significato e un notevole potere terapeutico proprio perché nel gioco il bambino apprende, esprime se  stesso e non ha bisogno di utilizzare difese. Il gioco è la manifestazione dell’attuale struttura di personalità del bambino e permette di lavorare sui suoi bisogni, rifornendolo di risorse e consentendo l’elaborazione degli ostacoli al suo sviluppo.

QUAL E’ IL RUOLO DEI GENITORI?

I genitori sono sempre coinvolti nel percorso, anche quando si tratta di una terapia individuale. Spesso il terapeuta insegna giochi e strategie da utilizzare anche a casa insieme a mamma e papà. A volte, si lavora con tutta la famiglia proprio giocando: la psicoterapia familiare corporea permette di lavorare in modo profondo anche in situazioni molto dolorose e complesse.

I 5 campanelli d’allarme di un cuore a rischio

La prevenzione cardiologica è importante, in questo articolo vedremo con la Dott.ssa Molan, cardiologa presso il Centro Medico Bios, come riconoscere i 5 campanelli d’allarme di un cuore a rischio.

Cervicalgia e fisioterapia

Il dolore cervicale (o cervicalgia) è una problematica molto diffusa. Si stima che circa il 70% della popolazione soffra di male al collo almeno una volta nella vita.
Può essere correlata a problematiche cervico-brachiali, che coinvolgono anche il braccio, o sindromi cervico-cefaliche e possono portare a cefalea, nausea o vertigine.

Elementi scatenanti
La cervicalgia può essere scatenata da problematiche posturali. Si è infatti visto che le persone maggiormente colpite sono quelle che lavorano al computer, svolgono movimenti ripetitivi, hanno un lavoro sedentario o di precisione.
Influiscono molto anche gli aspetti emotivi e la presenza di elementi stressogeni. Spesso la tensione emotiva può somatizzarsi e presentarsi nella forma di problematiche muscolo scheletriche con episodi di cervicalgia, cefalea, lombalgia ecc…
Altro elemento da tenere in considerazione è la storia pregressa di ognuno di noi. Se in passato si sono già verificati episodi di cervicalgia, magari causati da eventi traumatici come i colpi di frusta, sarà più facile il ripresentarsi della sintomatologia.

Le cause del dolore
Il dolore può essere scatenato dalla presenza di trigger point (bandellette contratte della muscolatura) che riferiscono dolore, problematiche discali, legamentose, radicolari o zigoapofisarie, o della mancata sinergia dei diversi gruppi muscolari che attivano il movimento e risultano disfunzionali.

Gestione della problematica
Per gestire questa problematica ci sono delle valutazioni da fare. Una linea guida generale che posso dare è valutare la comparsa e l’intensità del dolore. Se i sintomi compaiono in maniera acuta e il dolore è superiore a 7 (su una scala da 0 a 10) è meglio rivolgersi subito ad un professionista.
Nel caso invece in cui il dolore compaia in maniera graduale, sia poco intenso e localizzato solo a livello cervicale e non si diffonda anche al braccio o alla testa, può trattarsi di una cervicalgia aspecifica che tende a migliorare spontaneamente nell’arco di 15 giorni.
In questa fase è quindi possibile utilizzare farmaci antidolorifici ed antinfiammatori sotto la supervisione del medico. Se dopo 15 giorni dalla comparsa della sintomatologia la problematica non regredisce, nonostante l’utilizzo di farmaci, è utile chiedere una valutazione allo specialista fisioterapista od ortopedico.

Come la fisioterapia può essere d’aiuto
Abbiamo visto come la causa dei sintomi può essere dovuta a diversi fattori.
Gli strumenti che si utilizzano nella fase acuta sono le terapie fisiche, come la tecar ed il laser che vanno a diminuire lo stato infiammatorio dei tessuti e a ridurre il dolore.
La terapia che ha rilevato una maggior efficacia negli studi scientifici è la terapia manuale.
La terapia manuale comprende sia le tecniche che il fisioterapista svolge sul paziente, come la mobilizzazione, il trattamento dei trigger point o la manipolazione, sia le tecniche eseguite dal paziente stesso come l’esercizio terapeutico. Si è infatti visto che l’allenamento dei muscoli cervicali profondi, dei muscoli del collo e delle spalle anche con utilizzo di fascia elastica (tipo Thera-Band) ha molta efficacia.
Per quanto riguarda il trattamento del dolore cervicale “meccanico” e del dolore cervicale con radicolopatia gli esercizi effettuati con la supervisione del terapista sono più efficaci della sola educazione del paziente. In un primo momento è quindi importante svolgerli insieme al fisioterapista, per poi continuarli in maniera autonoma quando la sintomatologia è ormai sotto controllo.
Il nostro team di terapisti e medici ortopedici è a disposizione per una prima valutazione e per garantirti un percorso di riabilitazione personalizzato.

Ti basterà contattare la segreteria del Centro Medico Bios allo 0445 314741.

Osteopatia in gravidanza e post-parto

Osteopatia in dolce attesa?

Il trattamento osteopatico durante la gravidanza è una tecnica estremamente dolce per aiutare il corpo ad adattarsi ai cambiamenti in atto, favorendo l’elasticità tissutale e la mobilità articolare.

L’osteopatia affronta le problematiche dolorose a carico della colonna vertebrale e della relativa muscolatura quali:

  • Lombalgia,
  • Cervicalgia,

e altre problematiche quali:

  • Dolori inguinali,
  • Disturbi legati alla ritenzione di liquidi
  • Mal di testa, cefalee

Quando?

Dalla 13esima settimana in poi

Ogni quanto?

In base alla problematica, alla tipologia e intensità del dolore, gli appuntamenti possono essere ogni 15 gg o 1 volta al mese.

E dopo il parto?

L’intervento dell’osteopata dopo il parto può essere utile nel:

  • Riequilibrio del bacino,
  • Riequilibrio dell’osso sacro e problematiche coccigee in caso di parto naturale,
  • Trattamento di cicatrici (dopo 3 mesi dal parto)

Inoltre nei mesi successivi al parto possono insorgere dolori alla schiena, alle braccia, ai polsi dovuti al riadattamento posturale e al peso che sostiene la mamma nel tenere in braccio o allattando il bambino.

Quando?

Dopo la visita di controllo ginecologico dei 30-40gg post parto.

Quando si ritiene necessaria una visita reumatologica ?

La visita reumatologica è un passaggio fondamentale per la prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie reumatiche dell’adulto. Viene condotta dallo specialista reumatologo che si occupa di patologie comuni e meno frequenti: artriti, artrosi, artrite reumatoide e anche osteoporosi. Ce ne parla la Dott.ssa Rosa Cortesi, reumatologa presso il Centro Medico Bios.

 

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