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Psicomotricità, quando serve e a chi è utile…. scopriamolo!

Cos’è la psicomotricità?

La psicomotricità è un’attività strutturata che permette di mettere in relazione la psiche (intesa come insieme di processi mentali) e la motricità (attività fisiche). La psicomotricità ha il pregio di osservare e considerare il bambino e il suo sviluppo in un’ottica globale, unitaria e complessiva. Inoltre, per i suoi componenti di base rende possibile: l’adattamento pragmatico (tecniche di apprendimento, manuali, intellettuali), l’adattamento sociale (comunicazione interpersonale), l’adattamento estetico (tecniche di espressione corporea) e l’adattamento educativo.

La psicomotricità pone al centro della sua azione il corpo e la sua espressione nel movimento, i gesti e le azioni, la relazione con gli oggetti, lo spazio, le persone, le emozioni e i pensieri. A questo punto è facile intuire come l’attività psicomotoria non è semplice movimento, ma attraverso esso rende possibile lavorare su aree specifiche della crescita dei bambini e dei ragazzi.

Come la psicomotricità può aiutare mio figlio/a in particolar modo nell’ambito scolastico?

Prima di rispondere a questa domanda è bene precisare alcuni concetti.

Il percorso scolastico, come la crescita personale, è un cammino attraverso il quale l’alunno acquisisce via via quelle competenze necessarie da mettere in pratica ogni qualvolta si presenta una “situazione di ostacolo” oppure “un problema” da risolvere. Ad esempio, il semplice calcolo con le quattro operazioni che viene appreso attraverso esercizi guidati, potrà poi essere applicato nella vita reale in ogni situazione dove sia necessario quantificare qualcosa: dal resto della spesa, al calcolo della distanza effettuata durante una passeggiata ecc ecc. Talvolta può succedere che questo automatismo di calcolo non vada a buon fine perché intervengono delle difficoltà che limitano o impediscono tali processi. Spesso, soprattutto nei primi anni di scuola, queste difficoltà si manifestano con espressioni corporee che impediscono all’alunno di rimanere concentrato sull’attività che l’insegnante propone. Quante volte abbiamo sentito riferire da insegnanti o amici che il proprio alunno o il proprio bambino “non sta mai fermo” oppure al contrario “dorme con gli occhi aperti”. Ecco, questi sono certamente due estremi ma spesso all’interno di queste due situazioni opposte possiamo riconoscere alcuni aspetti dei bambini con i quali veniamo in contatto.

La psicomotricità, attraverso attività mirate e strutturare sul singolo bambino/a può aiutare a superare questi blocchi. Questo perché, agevolare uno sviluppo psicomotorio armonico ha come conseguenza quella di far conseguire un miglior benessere personale. Ciò può permettere all’alunno di rimanere più facilmente concentrato sull’attività proposta non interrompendosi di continuo per cercare una valvola di sfogo o non distraendosi perché trova troppo difficile quello che viene richiesto entrando quindi in frustrazione.

Come fare dunque per aiutare i bambini in difficoltà e metterli in condizione di apprendere più facilmente? Ha senso sgridarli perché sono sempre gli ultimi oppure perché non stanno mai fermi? Come si pensa possano sentirsi se continuamente vengono etichettati come “ultimi o sbagliati”?

Ci sono diverse strategie o percorsi che si possono mettere in atto in queste situazioni, uno di questi è sicuramente il percorso psicomotorio. Lo psicomotricista, attraverso un lavoro ludico ma programmato può supportare il bambino e aiutarlo a trovare strategie efficaci per raggiungere gli obiettivi di crescita e i conseguire i traguardi scolastici. Inoltre, cooperando con gli altri specialisti e con gli insegnanti può indicare anche alla famiglia come affrontare quotidianamente le situazioni problematiche (ad esempio la gestione dei compiti) o gli inconvenienti derivanti da comportamenti non adeguati (ad esempio troppo vivacità o eccessiva timidezza).

Sento dire spesso questa espressione: “fare psicomotricità male non fa”, vuol dire che farla o non farla è più o meno la stessa cosa?

Purtroppo negli ultimi anni si è creata una stortura rispetto alla psicomotricità. Si vedono interi progetti strutturati solo su attività di costruzione e distruzione di percorsi con solidi di gommapiuma o sul “lanciarsi su e giù dai tappetoni”. Queste possono essere due delle infinite attività che la psicomotricità può offrire, ritengo però riduttivo e limitante restare ancorati sempre e solo ai percorsi, i quali vanno bene in una determinata fascia d’età e in un’ottica di prevenzione (di problematiche specifiche) ma risultano inefficaci quando ci si trova di fronte a problematiche più complesse e che interessano più aree.

Possiamo chiederci allora, perché un bambino dovrebbe andare a saltare su un tappeto e fare capriole quando può benissimo farlo a casa o praticando uno sport? Se le sue problematiche sono comportamentali o di apprendimento ha senso strutturare attività di questo tipo?

Il percorso psicomotorio è qualcosa di serio, di strutturato, di concordato con la famiglia e deve tenere in forte considerazione tutti gli attori che concorrono alla crescita e al benessere del bambino o del ragazzo. Un percorso che si integri con le indicazioni degli specialisti, che sappia interagire con la scuola e gli insegnanti e tenga presente anche i genitori e le abitudini familiari. Deve essere un aiuto alla famiglia non un ulteriore carico da gestire.

Se lo si considera in quest’ottica, si evince come un percorso di questo tipo può essere una risorsa per tutti quei bambini e ragazzi che manifestano difficoltà scolastiche o relazionali ma anche per le loro famiglie, le quali spesso hanno solo bisogno di un supporto e di trovare quelle strategie da mettere in campo per aiutare i loro figli a vivere proficuamente e serenamente l’esperienza scolastica e le relazioni con i pari e gli insegnanti.