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Quando la Psicoterapia diventa…gioco!

Nelle diverse sfide della crescita può capitare ai genitori di essere preoccupati per il proprio bambino o di incontrare delle difficoltà. Altre volte, sono proprio gli eventi di vita a mettere nelle condizioni di avere bisogno di un aiuto esterno: un trauma, un lutto, una separazione. Ci siamo chiesti quali sono le motivazioni per chiedere un supporto psicologico e quali sono gli strumenti che vengono utilizzati nelle psicoterapie dei più piccoli: ce ne parla la dott.ssa Laura Binotto, psicoterapeuta familiare presso il Centro Medico Bios, con diverse specializzazioni in età evolutiva e con anni di esperienza al fianco dei genitori.

COSA PORTA I GENITORI A CHIEDERE UNA CONSULENZA PSICOLOGICA PER IL LORO BAMBINO?

I genitori richiedono una prima consulenza su loro iniziativa o su suggerimento degli insegnanti o del pediatra/neuropsichiatra infantile. Le problematiche possono riguardare molti ambiti diversi: difficoltà scolastiche, fatica a stare fermo o a rispettare le regole, difficoltà nell’esprimere e gestire alcune emozioni (rabbia, imbarazzo, dolore, paura), disturbi d’ansia, somatizzazioni. Oppure possono esserci delle paure specifiche e persistenti, dei blocchi rispetto ai traguardi dello sviluppo (ad esempio, il linguaggio, la continenza, il dormire nel proprio letto…). Altre volte ancora, i genitori si rivolgono a me per aiutare i figli ad affrontare eventi di vita: l’arrivo di un fratellino, un lutto, una separazione, un trasloco…

QUALI SONO GLI ASPETTI IMPORTANTI DA TENERE IN CONSIDERAZIONE SE I GENITORI SONO PREOCCUPATI PER IL PROPRIO FIGLIO?

Risulta cruciale la precocità dell’intervento: generalmente, prima un bambino viene preso in carico, prima un bambino viene preso in carico, più velocemente potrà risolversi la problematica presente. I disturbi con eserdio nella prima infanzia che vengono trascurati, possono strutturarsi in modo stabile e diventa decisamente più complesso aiutare il bambino. Va però evitato l’allarmismo: se ci sono dei dubbi, potrebbe essere utile confrontarsi con il pediatra o con gli insegnanti per capire se può essere utile richiedere una consulenza o se basta lasciare al bambino un po’ di tempo.

L’altro aspetto importante è che i bambini fanno fatica ad esprimere le loro emozioni con le parole, quindi i loro disagi solitamente trovano espressione nel copro (con i sintomi psicosomatici) o nel comportamento (paure, capricci, scatti di rabbia, iperattività…).

COME LAVORA LO PSICOTERAPEUTA IN QUESTI CASI? QUALI FASI SEGUE IL PERCORSO?

Innanzitutto, lo psicoterapeuta incontra entrambi i genitori senza il bambino per poter comprendere bene la situazione, fare domande sui contesti di vita, sui traguardi di sviluppo, sul sintomo e sulla storia del bambino. Può essere che poi il terapeuta potrà decidere di lavorare solo con i genitori, suggerendo loro delle strategie da mettere in atto con il figlio per aiutarlo o di vedere il bambino. In quest’ultimo caso, valuterà se vederlo con tutta la famiglia o in psicoterapia individuale. Il terapeuta, se necessario, lavorerà in équipe con pediatra, neuropsichiatra, logopedista, insegnanti e con gli altri educatori di riferimento,in modo da poter creare una rete.

QUALI SONO GLI STRUMENTI PER LAVORARE CON I BAMBINI?

Nella psicoterapia con il bambino, il clinico utilizza strumenti diversi da quelli scelti nel lavoro con gli adulti. Si prediligono tecniche e attività molto evocative che permettono di accedere al mondo interiore attraverso il linguaggio emotivo del bambino. Tecniche di questo tipo sono le favole, i disegni e il gioco. Il bambino può giocare da solo, con il terapeuta o con i genitori. Giocare ha un grande significato e un notevole potere terapeutico proprio perché nel gioco il bambino apprende, esprime se  stesso e non ha bisogno di utilizzare difese. Il gioco è la manifestazione dell’attuale struttura di personalità del bambino e permette di lavorare sui suoi bisogni, rifornendolo di risorse e consentendo l’elaborazione degli ostacoli al suo sviluppo.

QUAL E’ IL RUOLO DEI GENITORI?

I genitori sono sempre coinvolti nel percorso, anche quando si tratta di una terapia individuale. Spesso il terapeuta insegna giochi e strategie da utilizzare anche a casa insieme a mamma e papà. A volte, si lavora con tutta la famiglia proprio giocando: la psicoterapia familiare corporea permette di lavorare in modo profondo anche in situazioni molto dolorose e complesse.